Rosanna Monaco

La notte del lavoro narrato, lo so è passata una settimana e se ne parla ancora, allora vuol dire che è stato proprio un bell’evento! Ed anch’io, come tutti, voglio raccontarvi la mia esperienza. Non troverete foto o video o slide ma delle semplici riflessioni di un’insegnante anziana che si scopre ancora curiosa ed interessata al proprio lavoro come se fosse ancora la prima volta che organizza un evento. Ora che i riflettori si sono spenti e l’ansia da prestazione soddisfatta, ora che anche la paura é scomparsa e tutto si è svolto come da copione voglio raccontarvi la mia “notte del lavoro narrato”. Sicuramente qualcuno penserà che questo é un pippone … Bene, sorbitevelo.
Come tutti dell’I.C. Marino 70 S. Rosa anch’io ho partecipato a questo “progetto”; non vi nascondo che quando l’ho saputo sono stata molto reticente, non volevo dedicare tempo a qualcosa che non mi stimolasse intellettualmente. Poi ho cominciato a riflettere sul perché non volessi aderire a questa iniziativa. Non era la prima volta che la scuola mi chiamava per un progetto di Circolo, quindi perché tutte queste obiezioni? La risposta é arrivata subito… Sarebbe stato troppo faticoso affrontare questo argomento nella mia classe dove la percentuale di genitori disoccupati é circa l’80%, cosa dire? Come affrontare il problema senza diventare noiosi e ripetitivi con i soliti slogan, letture e giaculatorie varie? Allora ho pensato di rivolgermi a Loro, ai Bambini, quelli che in ogni situazione hanno sempre una parola chiave che ti suggerisce il da farsi. Ma intanto che pensavo a cosa fare, loro raccontavano le loro esperienze di figli di disoccupati, nel raccontare si percepiva orgoglio, dignità, rispetto per i loro genitori che non lavoravano o meglio si arrangiavano.
Uno di loro ha detto “papà fa un lavoro molto umile vorrei che lo cambiasse ma lui mi ha risposto: l’importante è portare i soldi a casa”. Qualcun altro tra le lacrime ha detto che a lui non dispiace avere molti giocattoli o vestiti tanto lui é un bambino fortunato perché ha una famiglia; quella stessa famiglia che é sempre pronta a sfasciarsi ogni giorno perché non ci sono abbastanza soldi.
Per un’insegnante questi momenti sono difficili da gestire, puoi solo asciugare le loro lacrime, nascondere le tue e rassicurarli che tutto andrà bene … sarà mai la verità? Intanto, i bambini “benestanti”, quelli che hanno un papà e una mamma che lavorano, ascoltando le storie dei loro compagni si mostravano incuriositi ma anche dispiaciuti. Forse, anche per loro scoprire tanta sofferenza nel compagno di banco era troppo doloroso. Leggere sui loro volti la sofferenza, la tristezza, ma soprattutto la paura di perdere la loro stabilità non é certamente piacevole.
Cosa fare per riportare il sorriso e l’allegria in tanta malinconia? Ho pensato di presentare loro una serie di poesie napoletane scritte da F. Russo, S. Di Giacomo, Nicolardi e di altri meno conosciuti. Abbiamo letto, tradotto, parafrasato e recitato molti testi; quante risate e come è stato bello vederli all’opera mentre leggevano e cercavano di comprendere quel linguaggio così lontano da loro.
Bene! L’obiettivo era stato raggiunto, il sorriso era tornato e loro avevano imparato quanto la loro città nel tempo fosse stata forte e capace di inventarsi mille mestieri per sopravvivere. Spero che abbiano compreso il messaggio.. “mai arrendersi senza avercela messa tutta”.
Questa esperienza è stata per me molto toccante, insieme a poche altre è stata quella che ricorderò per sempre; proprio per questo posso dire che questa manifestazione è stata un successo. Per noi della 5 ” A” il vero evento non è stato il 30 aprile ma tutti i giorni che abbiamo dedicato a questa festa perché era festa quando i bambini entrando in classe mi chiedevano ” maestra proviamo?”, “maestra mi spieghi questo verso?”, “maestra chi è il solachianiello o il casandruoglio?”.
Sul grande palcoscenico del 70 circolo si sono esibiti tutti, noi eravamo dietro le quinte ma c’eravamo. Ed abbiamo dato il nostro contributo.

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vincenzo moretti

Sociologo e Narratore. Sono nato nel 1955 da Pasquale, muratore e operaio elettrico, e Fiorentina, bracciante agricola e casalinga. Desidero quello che ho e continuo ad avere voglia di cambiare il mondo.

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