Cara/o Sindaca/o

casperiaCara/o Sindaca/o,
forse ci avrai pensato e forse no, ma tra le vie e le piazze della tua città non ce n’è una che porti il nome di una donna o di un uomo “normale”, una/o di quelle/i che hanno lavorato tutta una vita per portare avanti la famiglia, per mandare i figli a scuola, per trasmettere loro il valore del lavoro, dell’onestà, della dignità, della solidarietà, per far capire loro l’importanza di fare bene le cose perché è così che si fa.
Sì, cara/o Sindaca/o,
parliamo proprio di loro, del fresatore Ambrogio Pelegatti, della maestra Maria Esposito, del meccanico Lorenzo Bertelli, della tassista Teresa Bartocci, che poi se ci pensi rappresentano la stragrande maggioranza dei tuoi concittadini, rappresentanti ideali di muratori, elettricisti, commesse, casalinghe, che pure quello come lavoro te lo raccomando, cuochi, operai, marinai e chi più ne ha più ne metta. Persone a cui nessuno ha mai pensato di dedicare una via o una piazza con nome, cognome e l’indicazione del ‘lavoro ben fatto’.
Ecco, cara/o Sindaca/o,
noi ti chiediamo di riparare a questa ingiustizia, e ti chiediamo di farlo non tanto per le donne e gli uomini che con il loro lavoro onorano e danno lustro alla loro città e al loro Paese, quanto per l’Italia stessa, e per i suoi giovani: avremo tanto più futuro quanto più sapremo riconoscere la grandezza del lavoro e di chi lavora, in tutti i modi e le forme possibili.
In fiduciosa attesa di un tuo riscontro ti inviamo
Cordiali Saluti.

Vincenzo Moretti, sociologo, Napoli
Maristella Tagliaferro, giornalista e scrittrice, Venezia
Cinzia Massa, sindacalista, Bacoli
Alessio Strazzullo, giornalista e filmaker, Napoli
Giuseppe Jepis Rivello, artigiano digitale, Caselle in Pittari
Paolo Marongiu, libero professionista, Cagliari
Maria Grazia de Giovanni, sociologa, Montoro
Mariarosaria Rorò De Vico, creativa, pittrice e blogger, Napoli
Gennaro Cibelli, barbiere, Castel San Giorgio

 

 

vincenzo moretti

Sociologo e Narratore. Sono nato nel 1955 da Pasquale, muratore e operaio elettrico, e Fiorentina, bracciante agricola e casalinga. Desidero quello che ho e continuo ad avere voglia di cambiare il mondo.

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9 risposte

  1. Gennaro ha detto:

    Il primo articolo della nostra Costituzione – giova ricordarlo – ci dice che “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.
    Onoriamo, dunque, lavoro e lavoratori, lavoratrici, non solo con cavalierati.

  2. Ottima idea Maria Rosaria: ci dici per favore anche il luogo? Quartiere, città, provincia, come fosse un indirizzo postale: così anche chi è lontano, come me, può orientarsi. Grazie!

  3. Grazie Paolo Marongiu!

  4. Aderisco con piacere, io un nome ce l’ho: si tratta di un falegname, un artigiano con la A maiuscola, che per oltre un trentennio, col suo duro lavoro ha arredato le case di tutto il quartiere , non c’era appartamento o negozio o ufficio, che non avesse anche solo una mensola, realizzata dalle sue mani d’oro. Passato a miglior vita da meno di un anno, è stato un personaggio storico del rione, onesto, bravo e grande lavoratore, che ha tirato avanti una famiglia con 4 figli : Capaldo Francesco. Nel quartiere ci sono stradoni relativamente nuovi ,che fanno ad angolo con una strada principale,da cui hanno preso il nome per mancanza di fantasia, ecco magari si potrebbe rinominarli .

  5. Cominciare a pensare a nomi da proporre, cioè a persone che hanno fatto bene il loro lavoro; narrarne brevemente le storie per raccontarle a tutti: questi saranno piaceri da condividere, e ci aiuteranno a fare un passo avanti nella direzione auspicata, una società in cui il #lavorobenfatto abbia un ruolo importante.
    Maristella Tagliaferro e Vincenzo Moretti

  6. paolo marongiu ha detto:

    eccomi qui paolo marongiu

  7. Allora, qual è e come è venuta fuori l’idea lo avete letto sopra.
    Abbiamo scritto anche una nota su Facebook, di cui riportiamo i 5 punti principali:
    1. la nostra è una battaglia culturale più che una petizione vera e propria;
    2. nostro scopo principale è sottolineare in tutti i modi e in tutte le forme possibili l’importanza del lavoro, la connessione forte che c’è tra il futuro dell’Italia e il valore e il rispetto che come sistema Paese diamo al lavoro e a chi lavora;
    3. la richiesta di intitolare una strada a una lavoratrice o a un lavoratore “normale” è parte di questa nostra battaglia culturale, ci impegna a fare una proposta non ad ottenere dei risultati;
    4. per quanto ci riguarda, se alla fine della campagna 8000 comuni italiani anche 1 solo avrà intitolato una strada o una piazza a una lavoratrice o un lavoratore saremo contenti, perché prima erano 0 su 8000 e dopo saranno 1 su 8000. Di più persino in assenza di risultati saremo contenti perché per diversi mesi avremo, anche per questa via, messo al centro dei nostri pensieri e del nostro dibattito nello spazio pubblico il lavoro e chi lavora.
    5. detto tutto questo, rimane il fatto che come diceva Confucio anche una marcia di 10mila km comincia con il primo passo, perciò se intendete aderire, non esitate a scriverci.

    Vincenzo Moretti e Maristella Tagliaferro

  8. Invitiamo tutti a firmare

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