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Si lavora con la biologia?

Ricordate del primo articolo in cui ho scritto di questo progetto? Quello in cui riportavo l’esempio di un conoscente che cita il proprio nipote come laureato che però non trova lavoro? Ecco, non so per quali strane coincidenze, ma per me l’esempio di queste terze persone è sempre stato quello di un laureato in biologia. Non una laurea umanistica, non una qualsiasi altra laurea, no, proprio in biologia.

Capirete quindi che per me questo caffè era doveroso.

Chiara è una ragazza laureata in scienze naturali alla triennale, successivamente ha scelto come magistrale la specialitica in biologia marina.

A cosa credi sia dovuto il luogo comune che con una laurea in biologia non si lavora?

Credo che uno dei motivi possa dipendere dal fatto che la biologia è una materia molto ampia, prende forme diverse in base a quale dei suoi tantissimi aspetti si sceglie di approfondire. Ad esempio c’è il ramo marino, quello cosiddetto terricolo, chi si specializza in ornitologia, ci sono tanti campi. Il biologo appena laureato rischia di non essere ancora inserito in un settore, lo sforzo che bisogna fare dopo la laurea è capire quali sono le sue passioni e approfondirle.

Come dicevo prima la biologia ha tantissimi aspetti, la vita in generale ha tantissime sfaccettature, forse è per questo che dopo la laurea ci si può sentire spaesati, perchè si ha una conoscenza di base di ogni cosa, ma non particolarmente approfondita. Potrebbe essere questo uno dei motivi legati alla difficoltà di scrollarsi di dosso questo luogo comune secondo me.

Molti ragazzi si scoraggiano per gli esami di matematica, potrebbe essere un ostacolo per chi non si sente portato in questa materia?

Non sono sicura per gli esami che ci sono alla triennale di biologia avendola io fatta in scienze naturali, lì c’è un esame di matematica molto semplice (che è una delle tre materie di base insime a fisica e chimica). Nell’esame sono compresi integrali, studi di funzione, senza arrivare ad analisi, un programma da liceo scientifico insomma. All’inizio ero spaventata da questo esame perchè era una materia sconosciuta, che non avevo mai affrontato, però sono contenta perchè è una forma mentis che ti può aiutare per altre materie dopo, è un impostazione importante.

Per chi vuole scegliere il percorso consiglio di non farsi scoraggiare perchè io stessa uscita dal liceo classico non avevo idea di cosa volesse dire limite o funzione, lo si può fare tranquillamente, magari ci si mette un po’ di più, si chiede l’aiuto di qualcuno e lo si prepara in un po’ più tempo rispetto a chi ha già delle basi, ma lo si supera.

Se potessi tornare indietro e rifare la scelta del tuo percorso di studi triennale, sceglieresti biologia per completezza o pensi che rifaristi la scelta di scienze naturali?

Credo sceglierei ancora scienze naturali, anche se questo percorso ha vari limiti e rischia di essere troppo dispersivo, rifarei ancora la scelta, è quello che più si addice alla mia natura, vedere più il generale, la parte macroscopica e la parte abiotica (come la geologia e la mineralogia). Ti dà anche più scelta forse dandoti una conoscenza generale e poi sei tu che devi approfondire quello che ti interessa.

Invece biologia studia gli esseri viventi ed è più incentrata sul mondo microscopico, che a me interessava un po’ meno.

Come hai capito che quella in biologia marina era la tua strada?

Devo essere sincera andai un po’ ad esclusione, perchè c’era solo una magistrale in scienze naturali ed era impostata più sulla geologia, idrologia e la sedimentologia, che a me interessavano meno. Quindi cercando fra altri corsi trovai questa nuova specialistica, nata da due o tre anni quando mi iscrissi, ed era in inglese. Professori italiani tenevano lezioni ed esami in inglese, era anche un’occasione per migliorare il mio livello di lingua. Anche l’impostazione delle lezioni, studiare da articoli scientifici e fare delle presentazioni in power point su questi, mi sembrava una cosa un po’ diversa rispetto a ciò che si sente delle altre specialistiche che mi ha spinta a prenderla in considerazione. Inoltre io sono cresciuta vicino al mare, ne sono sempre stata affascinata, ho imparato a nuotare da piccolina, ho sempre amato fare immersioni, mi piaceva guardare cosa c’era sotto, facevo le gare di apnea. Ho sempre avuto un legame con il mare e in fine ho deciso di fare questa specialistica in biologia marina.

Nell’intervista con Francesco hai parlato di ansu e planta. Qual è il loro scopo?

Entrambe hanno come scopo la divulgazione e il far avvicinare il più possibile le persone alla natura e sensibilizzarle sui temi che la riguardano. Non hanno un target preciso, quindi si rivolgono a bambini così come agli adulti, anche se i feedback positivi vengono sopratutto dai bambini, che si sono dimostrati più entusiasti e aperti alle curiosità.

L’asnu è l’associazione studentesca di scienze naturali che si propone di organizzre conferenze, ospitare specialisti di alcuni settori, come ornitologi o specialisti in primati, ed avvicinare così le persone a queste tematiche.

Planta è un evento che si è tenuto e si tiene ogni anno all’orto botanico di Napoli, grazie alla collaborazione con i professori, gli studenti propongono tematiche, quelle che pensano possano interessare ad un pubblico più vasto e le propongono ad esso. All’evento in cui partecipai io parlammo di parassitismo e mimetismo, cose che fanno parte della natura.

È importante approfondire le tematiche legate all’ambiente, soprtautto in questo periodo storico in cui ci troviamo, educare al rispetto della natura e al rispetto degli alti.

Hai coniugato passione ed utilità, nel senso che biololgia apre molte porte ad ha un placement del 60%, questa scelta ampia che dà questa laurea ti ha mai disorientata in qualche modo? Hai mai avuto paura di fare una scelta che ti avrebbe indirizzata verso una strada che in quel momento ti sembrava fare per te, ma con la paura che poi si sarebbe rivelata sbagliata?

Si, tutt’ora sono un po’ disorientata, però sono fiduciosa troverò la mia strada. Ad oggi devo completare solo la tesi magistrale. La mia idea è quella di continuare con un dottorato, ho avuto una proposta in questo senso, anche se non so come si svilupperà la cosa considerata l’emergenza covid.

Ancora adesso non so precisamente dove indirizzarmi perchè il mondo della bioogia marina è vastissimo ed è tutto molto affascinante, quindi è difficile scegliere dove andare. Credo però che con il tempo, piano piano, si presentino a tutti delle occasioni, bisogna saperle cogliere ed essere anche un po’ fortunati.

Durante il tuo percorso di studi hai avuto modo di lavorare e cominciare a cercare la tua indipendenza?

No, ho scelto di non lavorare. Ho avuto la possibilità di dedicarmi completamente allo studio e l’ho fatto.

Riguardo al dottorato, ti piacerebbe farlo all’estero o qui in Italia? Come vedi la tua prospettiva lavorativa in italia?

Per ora c’è questa proposta qui in Italia, però qualora si presentasse l’occasione sicuramente non rifiuterei anche un dottorato all’estero, mi piacerebbe.

Diciamo che è difficile vedere una prospettiva in Italia, sicuramente all’estero sarebbe più facile e ci sarebbero più opportunità. Purtropppo in Italia è risaputo non ci siano investimenti, soprtutto per la biologia marina, le opportunità sono poche.

Dopo questa pausa caffè con Chiara capisco che molte delle persone che in genere dicono “mio nipote non ci ha trovato lavoro con quella laurea”, probabilmente non hanno esattamente chiaro il quadro della situazione. Ormai il mondo del lavoro non è più quello che conoscono i nostri genitori. La cultura del trovare lavoro vicino casa e mantenerlo per tutta la vita è qualcosa che sicuramente non appartiene alla nostra generazione.

Così come detto da Chiara, i lavori per biologia variano a seconda della specializzazione che si decide di prendere oltre che dalle proprie asprirazioni. I lavori per un laureato in biologia quindi possono andare dai più conosciuti insegnate e ricercatore, alla figura del nutrizionista, al lavorare a stretto contatto con gli animali, come consulenti per aziende o associazioni che si occupano o vogliono salvaguradare l’ambiente.

Insomma, le applicazioni sono varie ed è normale per uno studente conoscerle poco a poco lungo il suo percorso di studi, poco normale è lasciare che la visione distorta di persone sfiduciate influiscano su scelte importanti per la nostra vita.

Basta con il luogo comune che dopo dieci anni di studio si finisce a lavorare in autogrill. L’università non è una fabbrica che sforna scarpe su misura per un determinato posto di lavoro, il nostro titolo di studio si adatta alle occasioni che decidiamo di trovare. La laurea non è un merito, ma un mezzo.

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4 thoughts on “Si lavora con la biologia?
  1. Io ho avuto non una, ma ben tre offerte due mesi dopo la laurea in biologia. Non sono del tutto d’accordo con la tua analisi: è vero che dopo la laurea ci si sente disorientati, ma penso che questo succeda a qualunque laureato di qualsiasi corso.

    Il problema del corso di laurea in biologia (dove al primo anno c’è analisi c’è un esame di matematica e statistica) è che al primo anno ci sono letteralmente migliaia di iscritti perché tutti quelli che non riescono ad entrare nei corsi a numero chiuso del settore sanitario decidono di parcheggiarsi a biologia.

    Ricordo il primo giorno: 3000 persone divise in 2 due classi. Ovviamente posti in piedi, con gente che straripava inondando l’atrio di fronte all’aula. Il prof di chimica chiese chi si fosse iscritto a biologia come prima scelta ed alzammo la mano si e no in 10. 10 su 1500!

    Il problema è che gli altri 1490 non sono tutti entrati nel settore sanitario negli anni successivi. Una grossa fetta di loro è rimasta a biologia. Qualcuno si è anche appassionato, ma chiaramente questo gruppo enorme di persone disinteressate al soggetto che spesso arrivano a laurearsi per inerzia con assegni di ritardo falsifica le statistiche.

    Per di più, i sondaggi di almalaurea sono fatti male al punto da non considerare il dottorato un lavoro. Io ad un anno dalla laurea ero in Germania, regolarmente assunto con contratto a tempo determinato per fare un dottorato, ma secondo almalaurea rientravo nella categoria dei NEET, ovvero coloro che non lavorano, che non sono in formazione e che non stanno cercando un impiego.

    Se la biologia ci appassiona, non perdiamo tempo a guardare statistiche sul lavoro. È una materia bellissima che ci apre gli occhi su un sacco di cose che succedono intorno a noi. E se studiando scopriamo di essere non solo appassionati, ma anche bravi nella materia, non sarà un problema trovare lavoro dopo.

    1. Ciao; ti ringrazio per il commento. Vorrei solo precisare che questa non è un’analisi, ma un’intervista che esprime quindi il punto di vista dell’intervistata e in parte anche mio per l’introduzione e la conclusione.
      Concordo assolutamente con quanto scrivi riguardo al disorientamento post laurea, ma di questo ne ho scritto in un’altra intervista, in questa mi sono soffermata ad analizzare un singolo punto di vista di una persona che studia la materia.
      Il progetto nel suo insieme non vuole analizzare o dare verità assolute, semplicemente fornire punti di vista alternativi ai soliti luoghi comuni.
      Del sovraffolamento non ho potuto scrivere perchè è un fenomeno che riguarda tantissimi corsi di laurea e ci sono più fattori che incidino (compresa la struttura e la gestione), in più l’intervistata non ne ha fatto cenno, quindi non mi sono sentita di farne io. Le persone che si “parcheggiano” non fanno alcun male, non tutti possono passare i test che volevano, ma non per questo devono rinunciare in nome di chi “si sente di venire primo”, magari biologia per molti non è la prima scelta, ma è tra le materie che interessa approfondire. Il sovraffolamento non è colpa di chi si iscrive, ma di chi gestisce le strutture pur sapendo che ad un numero aperto ci possa essere un surplus di domanda.
      Idem per le persone che “arrivano a laurearsi per inerzia”, non possiamo sapere quanti di quelli che non si laureano in corso fossero originariamente interessati o meno alla biologia, se magari hanno dovuto lavorare nel mentre o se hanno semplicemnte dei tempi più lunghi rispetto a ciò che ci si aspetta (il riferimento ad almalaurea era per avvalorare la tesi che non è vero che chi si laurea in biologia non lavora e mi fa piacere sapere che la tua esperienza ne è una conferma).
      Concordo anche con la tua ultima affermazione, se studiamo qualcosa perchè ci appassiona non avremo problemi a scoprirci bravi e a trovare lavoro.

      1. Grazie del chiarimento!
        Se è vero che l’affollamento è un problema di molti corsi (e secondo me la soluzione è semmai eliminare i numeri chiusi, o magari metterli a fine primo anno come nel sistema francese), a biologia il problema è quintuplicato rispetto ad altri corsi di laurea.
        Comunque non volevo certo dire che chi arriva a biologia per ripiego ha meno diritti, né tantomeno che tutti quelli che si laureano fuori corso si sono laureati per inerzia, mi scuso se traspariva questo dal mio commento.

        Però nei corsi di laurea di biologia c’è una fetta consistente di persone che purtroppo si laurea appunto “per inerzia” che, come giustamente dici, non è possibile prendere in conto nelle statistiche perché non c’è un criterio oggettivo per identificare tale gruppo.

        Diciamo che questo è un bias non indifferente, probabilmente molto forte per i corsi di biologia, che va tenuto presente quando si guardano le statistiche sull’occupazione post laurea. Quindi non facciamoci scoraggiare troppo da queste statistiche.

        1. Grazie a te per il confronto.
          Che io sappia il nostro sistema universitario ha una vecchia ipostazione ex ante, che quindi interviene prima per evitare un surplus di laureati in una determinata disciplina, ma potrei essere informata male. Certo è che indubbiamente ci sarebbe bisogno di intervenire sul sistema a numero chiuso perchè ad oggi non si riesce a sopperire alla domanda di alcune figure professionali.
          Mi fa piacere il chiarimento, concordo che le statistiche debbano essere un riferimento parziale e non il perno su cui basare una scelta (come invece molti fanno, purtroppo)

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