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(RI)-PARTIRE DA UNA VERA UMANIZZAZIONE DEL LAVORO

Sogno di entrare in una nuova era nella quale saremo riusciti finalmente a ricostruire quella catena di trasmissione che ormai negli anni si è completamente allentata se non distrutta del tutto. Quella in cui avendo imparato dai nostri errori avremo ricostruito un legame fortemente solidale tra i piccoli centri, le metropoli, le Regioni, lo Stato fino all’Europa e il Pianeta tutto.

Il grande insegnamento che resterà di questa pandemia, credo, sarà la drastica presa di coscienza dei veri equilibri di forza: siamo ospiti di un pianeta che in qualsiasi momento potrebbe smetterla di tollerarci.

Un’era nella quale gli investimenti maggiori saranno in Cultura, Istruzione, Ricerca e Sviluppo per non lasciare più nessuno indietro. Lo capiremo come sempre purtroppo a nostre spese. La pandemia cosi come le altre malattie saranno state sconfitte grazie alla sinergia tra sistemi di Intelligenza Artificiale avanzati – un medico non può leggere tutti gli articoli di ricerca finora pubblicati, ma un software cognitivo intelligente teoricamente sì – e l’intelligenza Umana.

Una nuova era caratterizzata da una vera “UMANIZZAZIONE DEL LAVORO che si può raggiungere percorrendo due vie: la prima aperta dal progresso tecnologico e, in prospettiva, dall’automazione quale strumento di liberazione dagli aspetti più penosi del lavoro; la seconda basata sulla costituzione di un assetto proprietario capace di conferire ai lavoratori il controllo dell’attività produttiva e della stessa azienda.Una “terza via” tra liberalismo e socialismo: una forma di partecipazione proprietaria che abiliti i lavoratori al controllo del processo produttivo.” ( “L’impresa responsabile, Luciano Gallino)

Come dice Einstein, “non è possibile risolvere un problema con le stesse modalità di pensiero che l’ha creato”.

Quando arriverà il giorno in cui tutti saremo vaccinati al Covid-19, spero che sia il giorno in cui ci saremo vaccinati anche dal Populismo e dall’approssimazione di questa classe dirigente miope che ci ha condotto negli ultimi 30-40 anni a questa condizione – che ha imparato nulla o quasi dalla crisi finanziaria del 2008 e dall’epidemia dell’Ebola, solo per citarne due.

Ma cosa abbiamo imparato da questo virus? Che le frontiere non esistono, tanto lui le ha attraversate lo stesso e allora la cura a tutto ciò si troverà ragionando senza frontiere. Questa pandemia prima o poi finirà, e con lei tutte le restrizioni. Il mondo ormai è globalizzato in modo irreversibile, tornerà a esserlo anche più di prima. Proprio il fatto che la sfida è globale, che colpisce tutti, dimostra che ci vuole più cooperazione tra gli Stati. E la crisi economica richiederà per forza una sorta di governo mondiale, politiche concordate, una reazione comune. Non c’è alcuna traccia finora di un coordinamento internazionale, a nessun livello. Non c’è nessuna traccia di una leadership comune. Ad oggi ognuno va per la sua strada, per i fatti suoi.

Servirà ripartire dalla politica per dare vita ad una nuova era. E’ ancora la politica il più potente strumento che abbiamo a disposizione per immaginare e governare il nostro futuro.

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