#lavorobenfatto

Per le strade della mia città

Nino amava la sua cittadina, almeno adesso che non viveva più lì.

Ci tornava con una certa frequenza perché aveva lasciato in quel posto qualche affetto e alcuni legami.
Tanti erano stati i motivi che l’avevano spinto ad andare lontano dalla sua terra e, ogni volta che vi faceva ritorno, aveva una conferma della bontà delle sue scelte.
Eppure c’erano tante cose bellissime intorno a lui.
Nino amava in particolare due momenti della giornata: le prime ore della mattina, quando d’estate l’aria è ancora fresca e in giro non c’è ancora tanta gente; le ultime ore che portano al tramonto, quando i colori si stemperano e si fanno gentili; a quell’ora, la forza della luce diminuisce e i colori tenui di alcuni palazzi risplendono nella meraviglia del cielo azzurro.
I contorni delle cose si fanno netti e metafisici e Nino amava alzare la testa e respirare profondamente
Una terra speciale quella della costa napoletana verso il Vesuvio; una terra con bellezze mozzafiato e devastazioni senza limite.
Questo pensava Nino, avviandosi a passo veloce verso il mare. Si dovevano attraversare cunicoli lunghi e bui che erano stati costruiti sotto la linea ferroviaria che percorreva tutta la costa.
Il suo paese era famoso per aver visto la prima ferrovia italiana: la Portici-Napoli costruita per volere dei Borbone per collegare la capitale con una delle residenze di elezione.
La Reggia di Portici era ancora bellissima nonostante le tante offese che gli uomini e il tempo le hanno arrecato.
Gli scavi archeologici, avviati sul finire del Settecento, in luoghi divenuti poi famosissimi – Pompei ed Ercolano su tutti – avevano fatto emergere decine e decine di reperti di un’altra epoca e di un’altra dimensione.
La Reggia era stata quasi un museo. I viaggiatori e gli studiosi d’arte, anche in parte legati al flusso del Grand Tour, erano venuti in tanti e avevano cambiato anche la storia dell’arte europea.
Poi con il tempo il mondo era cambiato con una violenza inaudita e centinaia di palazzi erano stati costruiti dove un tempo si vedevano splendidi giardini.
Alcuni squarci si erano salvati per miracolo.
Fra le tante cose, legato sia alla storia della ferrovia sia alla bellezza del paesaggio, il Museo Ferroviario di Pietrarsa era stato recuperato ed era possibile vedere carrozze, locomotive, filmati e sistemi di utilizzo del museo più moderni.
Su tutto emergeva ancora la bellezza mozzafiato dei luoghi: da lì il golfo di Napoli era davvero maestoso e invitante.
Tutto questo pensava Nino, avviandosi al piacevole istante in cui, uscendo dal cunicolo, il mare gli si sarebbe parato davanti con bellezza.
C’erano tante bottiglie a terra e altre cose che erano state gettate senza criterio dai tanti giovani che di sera s’incontravano verso il mare.
L’operatore ecologico – un tempo spazzino, o addirittura “scopatore” –stava facendo il suo lavoro con serietà e impegno.
La scena piacque a Nino e gli ispirò un grande rispetto.
Come suo costume, avvicinandosi ancora, salutò l’uomo che ricambiò con forza. Nino si fermò un attimo e gli disse con calma:
“Certo che questi ragazzi sono proprio incivili.”
L’uomo l’osservò un attimo e forse poi decise che poteva fidarsi e gli disse:
“Guardate, qua il problema non è tanto quello che fanno i ragazzi. Qua il problema è che la gente non rispetta il lavoro. Se tutti rispettassero il lavoro e, quindi il lavoratore, certi gesti non li farebbero. Noi tutti abbiamo dimenticato che il lavoro si fa con le mani, con la passione e con il rispetto per quello degli altri.”.
Tutto questo fu detto in dialetto e con una capacità espressiva bellissima.
Nino sorrise dentro di sé e pensò che era vero che s’impara sempre qualcosa ascoltando quelli che lavorano.
Sorrise ancora, rivolse un pensiero al suo amico Vincenzo, e il mare gli apparve.

Per le strade della mia città

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Torna su