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Paola e la filosofia del bar

Nino sentiva che la giornata non gli avrebbe portato nulla di buono e sollevò gli occhi al cielo senza troppe attese.

Si sarebbe accontentato dei riti di ogni mattina, quella specie di spazio franco che metteva fra il suono della sveglia e il lavoro.Il suo bar, il caffè, il giornale, una sigaretta e poche frasi senza violenza, per iniziare senza sentirsi travolto: il tutto era scandito secondo un ritmo preciso e consolidato.Se qualcuno, chiamato a svolgere un sondaggio o un’analisi di mercato, gli avesse chiesto quali caratteristiche doveva avere il suo barista, era preparato e pronto davvero a rispondere.Ci aveva pensato tante volte e la sua risposta poteva essere questa:

– Sono alla ricerca di educazione e di una capacità di accoglienza cordiale senza essere invadente. Una miscela che, credo, è complicata da trovare nel mondo d’oggi. –

Ed era così che aveva scelto Paola e il suo bar; un luogo in cui sentirsi un cliente abituale senza però superare la soglia di una necessaria distanza. Avrebbe poi potuto raccontare di quello che lui aveva simpaticamente descritto come la Regola di Paola.Senza farla troppo lunga, era capitato che un pomeriggio, una volta uscito dal lavoro, si fosse rifugiato nel bar a causa di un forte temporale. Aveva preso un calice di vino e si era messo a leggere qualche pagina del libro che portava sempre con sé. Con Paola aveva scambiato poche parole perché lei era alle prese con clienti e ordinazioni. La sua attenzione era stata attratta, quasi, senza volerlo, da una discussione fra Paola e una coppia di ragazzi che, se aveva capito bene, erano intenzionati ad aprire un bar da qualche parte in un paese della zona. Lei era carina davvero; forse anche troppo. Il ragazzo muoveva in continuazione i suoi occhi vivi e intelligenti, guardandosi intorno e studiando ogni dettaglio del locale. Scrutavano il mondo per capire. Nino pensò che sarebbero riusciti nel loro progetto e che il meglio che potevano fare per adesso era ascoltare le parole di Paola che di clienti ne aveva visti tanti. Ricordava ancora le parole che Paola andava esponendo:

Bisogna avere misura e attenzione, ragazzi miei, per fare questo lavoro. Esiste una sottile linea che non devi superare se vuoi che i frequentatori del tuo bar si sentano davvero coccolati e quasi protetti. Pensateci un poco e seguitemi. Entri ogni giorno nel mio bar, prima di andare al lavoro, prendi un caffè corto e un cornetto con la marmellata chiara. E Paola, con educazione e dolcezza, ti saluta con un buongiorno e, senza dire altro e senza incertezze, ti prepara un caffè corto e un cornetto con la marmellata chiara. Il cliente paga, ringrazia e un poco si sente a casa. Poco prima dell’ora di pranzo, quello stesso cliente ripassa dal bar per un piccolo aperitivo; diciamo che beve ogni giorno un bicchiere di un bianco fermo e freddo. Paola lo serve quando entra, senza che ci sia bisogno che lui parli; e come la mattina Paola lo lascia libero di fare quattro chiacchiere o di stare zitto. Il cliente paga, ringrazia e un poco si sente a casa. Mi avete seguito fino a questo punto? Tutto chiaro? Allora state attenti al prossimo passaggio. Un giorno poco prima dell’ora di pranzo quello stesso cliente entra nel mio bar con un’altra persona che non ha mai visto. Come si comporta Paola? Che cosa vi aspettate che faccia? Ed ecco il senso della misura e della discrezione che un vero gestore di un buon bar deve avere. Paola, senza alcuna finzione, si rivolge ai due e dice: Che cosa prendete?

Vi è chiaro? Quel cliente potrebbe essere in compagnia di un collega, del suo capozona, del suo avvocato per il divorzio, del suo dentista incontrato per caso e così via. Potrebbe anche non voler far sapere a tutti che beve qualche bicchiere di vino in più. Compreso l’esempio? Chiaro il raccontino? Spero vi sia chiaro, perché l’atteggiamento conta più dei mobili e delle insegne. In bocca al lupo per i vostri progetti.

Nino aveva ascoltato con discrezione, senza dare a vedere. Paola era una barista vera, ma anche ai clienti è richiesto di avere poco di discrezione. Si alzò, si strinse nel giaccone. Dopo un breve saluto, aprì la porta e uscì. Il cielo era sgombro di nuvole e una timida luce baciava l’orizzonte. Nino sorrise alla vita e pensò che davvero aveva scelto il bar giusto.

 

Paola e la filosofia del bar

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