#lavorobenfatto

One Coffee Talk

Esattamente un anno fa centellinavo fra cucina e soggiorno trascinando l’angoscia che estranei e conoscenti mi riversavano addosso riguardo al mio futuro e al percorso di studi intrapreso, un percorso personale, scelto in base ai miei interessi. Queste angosce non erano nuove, già alle superiori bussavano alla mente di noi diplomandi con domande incerte e risposte ancora più trabballanti, a cui si aggiungevano commenti: «Devi scegliere un indirizzo che ti farà trovare lavoro>>, <<Non puoi scegliere questo, che lavoro pensi potrai trovare dopo?», «Ormai la laurea è un pezzo di carta che serve a poco>>, <<Mio nipote l’ha scelto perchè gli piaceva, ma poi non ha trovato lavoro.»

Non sono tuo nipote! Che poi gira e rigira a tutti salta fuori un nipote che ha fatto le tue stesse scelte ma “non è riuscito”, come se l’università fosse una fabbrica di scarpe ed ogni indirizzo modellasse ogni studente a fare ed essere un unico tipo di adulto. Giurisprudenza? Avvocato o magistrato. Filosofia e Letteratura? Hobby. Architettura? Commesso di Ikea. Biologia? Nipote della persona che ti userà come esempio da non seguire. (Qui ci vorrebbe proprio un emoticon che trasmetta tutta la perplessità del caso).

Da bambini tendiamo ad associare tutto con ragionamenti semplificati, accostando ciò che troviamo simile o ciò che crediamo possa accompagnarsi bene con quella cosa. É semplice perchè il nostro modo di vedere il mondo dal basso lo è. Crescendo impariamo istintivamente che la vita è fatta di tante sfaccettature e le situazioni, le azioni, le cose, possono essere viste da diverse angolazioni offrendoci più punti di vista … tranne per l’università a quanto pare, perchè se cominci un percorso allora le persone dovranno assolutamente catalogarti, altrimenti non stanno quieti, devono sapere prima ancora che lo sappiamo noi, dove dobbiamo collocarci e se siamo all’altezza della loro visione del mondo.

Insomma, il vestito che gli altri mi avevano cucito addosso mi è andato stretto una volta di troppo, decisi di fare la mia piccola parte. Io che da piccola avevo vergogna di chiedere un bicchiere d’acqua ai miei genitori! Cominciai quindi a mettere in ordine i pensieri, dividendoli in fasi e provando a dare consistenza a … a questo qualcosa.

Numero 1: Insieme è meglio (ma insieme chi?)

Numero 2: Trovare un insieme.

Numero 3: scorrere la lista dei contatti, che magari balena alla mente qualche altra idea.

E fu grazie al punto numero 3 che infatti ricordai di avere in rubrica la persona più eloquente e catchy che abbia mai conosciuto. Così si aggiunse un punto 4.

Numero 4: scrivere cosa dire a Francesco (perchè non si possono proprio fare figura di M.).

Francesco mi illuminò la giornata, l’idea gli piacque e mi aiutò ad aggiungere un punto 5 alla lista.

Numero 5: trovare un regista.

Ebbene si, grazie a Francesco anche Luca salì a bordo e ad inizio settembre il punto numero 1 prese forma.

Ma prese forma per cosa? Per quello che ancora oggi, nonostante abbia un nome, io chiamo Progetto. Si perchè One Coffee Talk è il mio progetto di scrollare dai ragazzi le idee che gli “adulti” gli cuciono addosso. Come? Beh ognuno a modo suo, non siamo mica in fabbrica!

Quinidi chiudiamo la parentesi flashback e veniamo ad oggi. Per capire meglio il progetto sarà meglio cominciare a risponere a quattro domande essenziali:

Qual è l’obiettivo di One Coffee Talk? L’obiettivo è quello di condividere, nel tempo di un caffè, esperienze in ambito universitario e lavorativo facendo perno sulle proprie passioni e attitudini.

Che cos’è? É un format composto da una serie di video interviste a studenti universitari (e non) che condividono le loro esperienze nella scelta del percorso intrapreso, di come affrontano i momenti di crisi che attanagliano (quasi) ogni studente, di come cominciano ad approcciarsi al mondo del lavoro e di come la realtà si sta adattando ai loro sogni.

Chi sono? Che domanda emblematica! Chi sono io o chi sono i ragazzi intervistati? Io sono chi scrive quello che stai leggendo al momento, sono una ragazza che ha deciso di studiare relazioni internazionali perchè del mondo non ne capiva abbastanza e ancora oggi non ne conosce a sufficenza. I ragazzi intervistati invece sono ragazzi come me, sono ragazzi che fra le difficoltà e la quotidianità ce la mettono tutta per raggiungere i propri obiettivi.

Perchè? Perchè non è mai abbastanza, perchè non mi accontento dei “modelli da seguire”. Gianni Morandi cantava «uno su mille ce la fa», e gli altri novecentonovantanove? Siamo noi, noi di One Coffee Talk, noi che non siamo personaggi noti, noi che siamo ragazzi che non hanno bisogno di prevalere su tutti, ma di fare del nostro meglio per le nostre passioni.

Ed ecco perchè qui sul blog di Lavoro ben fatto, perchè anche scegliere chi essere è un lavoro ben fatto verso noi stessi che si ripercuote anche su chi ci circonda.

Altre due domande che probabilmente vi starete ponendo:

Dove? Le videointerviste le potete trovare sul Canale YouTube di One Coffee Talk e sull’omonima pagina Facebook, oltre che qui sul blog. Gli aggiornamenti invece sulla pagina Instagram.

Quando? Ogni Giovedì alle 19.

Alla prossima pausa caffè!

One Coffee Talk

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