#lavorobenfatto

Mattia, che gioca a tennis e studia in America

Caro Vincenzo, come stai? Anche se è tanto che non ci sentiamo leggo sempre di te e delle storie che scrivi che sono affascinanti e mostrano il lato nobile del lavoro.

A proposito del lato nobile del lavoro oggi anche io voglio raccontarti una storia, quella di Mattia che quando era piccolo ha scoperto la passione per il tennis. Sai, ho scoperto che tutti noi cerchiamo lontano e invece le storie che ti impressionano di più sono quelle ad un passo da casa, quelle nate dalla semplicità, quelle che giorno dopo giorno fanno emergere i veri campioni. Questa è una di quelle storie.

No Vincenzo, non temere, questa non è una storia di sport… vabbè pure di quello ma è soprattutto una storia di impegno, di studio e dedizione. Una storia bella, di quelle che ti fanno guardare i giovani in un altro modo, non come gli sfaccendati e maleducati che vengono dipinti da quei giornalisti che non si prendono neppure la briga di parlarci. No Vincenzo, io credo che i giovani siano ben altro, credo che abbiano un’energia incredibile, che abbiano molto da raccontare e da insegnarci, e chi li chiama choosy sia vittima dei preconcetti che appartengono a chi non li capisce perché non ci sa parlare.

Non importa, veniamo a noi.

Mattia Ros è nato a Latisana in una famiglia normale. Mamma Sabrina e papà Stefano hanno un albergo al mare a Bibione, sulla destra Tagliamento, nel profondo Nord Est. Il lavoro è stagionale e ti costringe a condensare la fatica di dodici mesi in sei e quando chiudi l’attività il lavoro comunque non cessa perché ci sono le ristrutturazioni, le prenotazioni, le chiamate, le attività da organizzare, il personale da rinnovare… insomma, in dodici mesi lavori come fossero diciotto. Ci vuole tenacia e passione per quello che fai e credo che Mattia questo l’abbia imparato osservando mamma e papà e poi, è chiaro, c’è pure il carattere perché se non hai carattere certi risultati non li ottieni mica.

Nel 1998 e a soli sei anni si innamora del tennis e da lì nasce tutto. Nel 2015 a 17 anni entra in II categoria al compimento dei 18 raggiunge il suo best ranking di 2.4 Fit. Si classifica tra i primi 15 in Italia vincendo tre tornei nazionali e uno internazionale, il torneo Tennis Europe Malta. A testimoniare la strada che ha fatto ci sono i podi conquistati, spesso al primo posto, che se dovessi elencarli qui non mi basterebbe mezza giornata. Eh sì, Vincenzo, quando la passione è tanta e l’impegno è concreto i risultati si vedono.

Un campione si vede dall’elenco dei successi, certo, tutti guardano alla coppa senza pensare a quanto sia piena di fatica, di sudore, di rinunce. Allenamenti, ogni giorno, a cui Mattia non si è mai sottratto nonostante la mole di studio a cui il liceo scientifico di Latisana lo costringeva e dove ha sempre avuto un rendimento molto alto nonostante gli impegni sportivi. I chilometri fatti, prima accompagnato da nonno Angelo suo primo e più grande fan, e poi da solo, a migliaia, tanti che non si contano più. Una strada percorsa che lo porta sempre più lontano finché in quarta superiore Claudio Pistolesi che lo conosceva da qualche anno e lo aveva visto crescere come atleta, gli propone di gareggiare in un torneo internazionale a Miami.

Chiamalo caso, fortuna, fato, o come vuoi, ma è proprio mentre gioca in quel torneo che i talent scout delle università USA lo notano e gli fanno una proposta e Mattia capisce che quello è il famoso treno che non passa due volte. Sceglie la University of Denver (Colorado) negli Stati Uniti, una delle università con la migliore facoltà di ingegneria meccanica. Quasi 12000 studenti, un docente ogni 10 allievi, ossia 50 ettari di Università a 1.600 metri di altitudine e sullo sfondo le Montagne Rocciose. Ottiene la borsa per meriti di studio e instaura fin da subito un ottimo rapporto con il coach Ricardo Rubio, che è stato tennista professionista negli anni novanta. Quando ci penso immagino le praterie, quelle dei film western, e l’università con John Belushi. Ma lì non ci sono né cowboy né feste alla Animal House perché se non studi, se non ti impegni e mantieni una certa media sei semplicemente fuori dai giochi e quel treno che passa una volta sola nella vita se ne va senza di te.

Ma Mattia è un bravo ragazzo e non ha tempo di pensare al superfluo. Dal 2018 fa parte dei “Pioneers” di Denver . Qui non si scherza, si gioca ad alto livello e l’impegno richiesto, sia sportivo che scolastico, è inimmaginabile. Il nostro giovane sportivo studia tra un allenamento e l’altro e si allena tra una lezione e l’altra. I fine settimana li trascorre sulla terra rossa dei campus universitari degli altri atenei. Ancora chilometri, ancora sacrificio, ancora vittorie tante da essere premiato per due anni consecutivi come miglior atleta dell’ateneo. La prima menzione d’onore gli venne assegnata nel 2018 dopo appena quattro mesi dall’arrivo a Denver, la seconda è arrivata a maggio di quest’anno. Nel 2018 è stato pure premiato Rookie of the Year for the Mountain Region, un prestigioso riconoscimento che la federazione universitaria di tennis negli USA riserva solo ai meritevoli. Da quest’anno è sulla lista degli osservati speciali quali migliori atleti della stagione.

Noi da qui facciamo il tifo per lui.

Ecco Vincenzo, ora dimmi, non è anche questa una storia di #lavorobenfatto? Per me lo è, eccome se lo è! E dimmi Vincenzo, questi ragazzi meritano o no la nostra fiducia? Io dico di sì.

Ora ti lascio Vincenzo, so che mi leggerai, come io faccio con te.

Mattia, che gioca a tennis e studia in America

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