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L’edicola, l’album e gli amici

Nino aveva letto il giornale con una passione antica; c’erano giornate quando si trovava in vacanza in cui sapeva leggere dalla prima all’ultima riga.

Com’era stato soddisfatto, durante qualche viaggio all’estero, quando aveva trovato i quotidiani italiani e li aveva divorati con la calma di chi impiega serenamente il tempo.

Lette da lontano, le vicende assumevano un valore diverso e un poco più sereno, quasi riflessivo.

L’abitudine dei giornali derivava dal tempo e risaliva alle gloriose colonne di Paese Sera che sua madre comprava sempre; poi erano venuti altri quotidiani acquistati come uno dei riti della giornata; c’era un tempo in cui ne comprava tre o quattro ogni giorno, per non parlare poi della domenica e dell’invenzione degli inserti di varia natura e argomento.

E Carlo, l’edicolante della piazzetta, era diventato così suo amico di ogni giorno.

C’era un poco di nostalgia in queste osservazioni mentre le edicole scomparivano o rimanevano in poche.

Carlo resisteva in quella specie di bunker in cui combatteva la sua battaglia con la modernità e l’avvento dell’informazione on-line.

Nino non aveva mai deciso se il giornalaio era un eroe o un prigioniero di guerra: chiuso nella sua postazione, resisteva al freddo, al gelo, al vento e al caldo, senza cedere, lamentandosi appena qualche mattina senza perdere il suo garbo e la sua gentilezza.

Carlo e la sua edicola ricordavano un poco la storia di quel soldato giapponese che non si era mai arreso perché nessuno dal suo comando gli aveva detto che la guerra era perduta e finita. La guerra della carta, osava pensare Nino, contro i nuovi strumenti e i nuovi contenitori.

Era un’arte quella di Carlo; la sua e quella di tanti altri suoi colleghi; era l’arte di usare lo spazio fino all’ultimo millimetro, di disporre con ordine le testate in modo che non si coprissero le une con le altre, di sovrapporle appena senza sbagliare le postazioni, di impilare con forme quasi artistiche.

Mille e mille giornali e riviste sugli argomenti più disparati coprivano lo spazio in ogni punto. Ogni mattina e ogni sera la fatica era riportare tutto dentro e tutto fuori: un lavoraccio che ogni giorno portava via qualche ora.

Certo, Nino lo sapeva di essere un buon cliente perché in alcuni momenti della vita aveva acquistato di tutto: giornali, cassette, dvd, libri, collane, serie, fumetti, bustine, approfondimenti, guide, collezioni, inserti e ogni altra cosa che avesse attirato la sua curiosità.

Nino non poteva smettere di guardare Carlo con affetto anche perché portava ancora dentro il sogno antico, nato fin dall’infanzia e dalla raccolta dei calciatori, di fare un giorno l’edicolante. La sua era una pretesa infantile di poter trovare finalmente tutti i calciatori che mancavano a compiere la grande impresa: completare l’album e mostrarlo con orgoglio agli amici e ai cugini.

Carlo gli raccontava ogni tanto dei suoi affanni e delle pochissime giornate libere che aveva. Tra l’uomo e l’edicola si era creata una drammatica simbiosi. Nino avvertiva che Carlo, se avesse avuto un’altra occasione, avrebbe preferito cambiare lavoro, avere degli orari regolari e ferie più ampie. Lo aveva capito che Carlo era stanco e anche un poco in affanno economicamente e moralmente.

Le edicole erano cambiate nel tempo; in fondo le avevano provate tutte, allargandosi, divenendo più accoglienti e sviluppando i servizi.

C’era stata una volta in cui Nino e Carlo avevano passato per puro caso un pomeriggio insieme per strada. Si erano incontrati per caso in città in una zona lontana dall’edicola di Carlo e avevano fatto quattro chiacchiere.

Nella piazza avevano assistito poi all’installazione, con un grande camion e una grande gru, di un’immensa edicola di nuova generazione.

Era molto diversa da quella di Carlo perché in quell’edicola il cliente entrava dentro come in un negozio. Che rivoluzione, avevano sentenziato, sentendosi un poco come i famosi vecchietti milanesi che osservano il lavoro altrui.

Per adesso, almeno per adesso, ogni mattina Carlo e Nino si ritrovavano per qualche breve commento e qualche sincera parola. E Nino felice sapeva che Carlo gli avrebbe passato i suoi giornali senza alcun bisogno di una richiesta. Fin che durava, era bello così.

L’edicola, l’album e gli amici

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