Le voci, la radio e il calcio

Nino aveva parcheggiato lontano come suo costume; gli piaceva fare qualche passo in più prima di arrivare dove doveva.

Era un’abitudine consolidata e lo aiutava a riflettere sul da farsi e a guardarsi intorno con calma.

Spegnendo in macchina la radio, aveva ripensato a una vecchia radiolina rossa a pile che un suo parente portava sempre con sé quando andavano a fare qualche gita domenicale. In giro o a casa c’era un rito che andava sempre rispettato.

Nino non amava sentirsi nostalgico di un tempo passato, ma l’epoca in cui le partite si giocavano tutte di domenica e tutte alla stessa ora, era nella sua memoria.

Tutto il calcio minuto per minuto apparteneva alle sue domeniche di ragazzo che commentava gli eventi con il padre e con gli zii, riuniti intorno ad una radio che raccontava le partite.

Le musiche che introducevano il programma, le voci dei radiocronisti, le frasi e le espressioni che erano state inventate, servivano a portare nelle case degli italiani gli eventi e la magia delle partite.

Il repertorio in sessant’anni era stato vasto e alcune voci erano mito; alcune parole erano storie; alcuni momenti erano memoria viva.

La radio, con la voce di Ameri, Ciotti, Bortoluzzi e mille altri aveva cambiato le abitudini degli italiani dal 1960 e non si era fermata più; la radio aveva saputo adeguarsi agli orari nuovi e alle partite distribuite su più giorni: eppure il rito aveva ancora un suo valore e una sua consistenza.

Allora il tempo della partita traghettava l’ascoltatore dalla luce al presentarsi del tramonto, e guidava Nino verso lo spegnersi progressivo della domenica.

Accadeva a volte in macchina con quella mitica radiolina rossa; accadeva in casa quando la fine della trasmissione sanciva una precisa cesura nella visione del tempo.

Un lavoro davvero ben fatto, pensò Nino, mentre affrettava il passo pensando che quelle voci erano state familiari, e spesso gli avevano tenuto compagnia.

Antonio FresaAntonio Fresa
Author: Antonio Fresa

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