Le mani, la serra e le piantine

Nino aveva salutato il suo amico ed era uscito con un poco di tristezza. Gli anni erano passati per tutti e non tutto era andato come doveva. La notizia gli era arrivata improvvisa e non aveva protezione per quel tipo di dolore.

Ci sono persone che ti accompagnano negli anni della giovinezza aiutandoti a guardare il mondo.

Poi i rapporti si diradano perché ognuno prende la propria strada e, solo ogni tanto, capita di rivedersi.

La luce della sera si scontrava con i lampioni che andavano accendendosi senza che Nino si sentisse in qualche modo confortato. Nicola non c’era più. Era semplice immediato e senza aggiustamenti.

Quelle mani erano grandi; erano state sempre grandi. Avevano la forza di una vita passata a lavorare e avevano la dolcezza di un uomo che sapeva parlare con i fiori.

La terra donava odore a quelle mani che gli avevano mostrato con orgoglio le serre e le piantine che erano custodite.

Nicola era un giardiniere di un regno incantato e infatti – come non farsi colpire da bambini dai nomi – viveva in una Reggia e aveva cura delle piante, dei prati, dei fiori e di ogni altra cosa che avesse a che fare con il verde.

Per arrivare a casa sua si entrava davvero nel Palazzo Reale; si attraversava un cortile immenso da contenere una strada e si percorrevano spazi che a Nino bambino sembravano enormi.

Dentro quella casa il tempo tornava indietro con un’immensa stufa a legna e un giardino con le pietre di tufo abitate dal muschio.

Nei solchi della terra Nicola sapeva far nascere ogni cosa con l’orgoglio della cultura di un suo paese neanche tanto lontano; era una cultura contadina piena di dignità e di decoro: fiori, frutti e ortaggi crescevano bellissimi fra le parole e le cure di Nicola.

C’era un qualche altro luogo magico e segreto in cui tanti anni prima Nicola gli aveva spiegato la vita di quelle migliaia di piantine messe al caldo su lunghissimi tavoli: le piante grasse con le loro forme stravaganti e le loro spine protettive.

Faceva un caldo particolare in quelle serre con l’odore inconfondibile di fiori e piante: Nicola si muoveva in quello spazio come un re nel suo regno e sapeva spiegare ogni foglia, ogni attrezzo, ogni petalo e ogni odore.

Mille anni prima degli altri, mille anni prima che il mondo si affezionasse alle piante grasse, Nicola, con l’aiuto di una delle sue figlie, aveva costruito delle piccole serre di legno e vetro con le quali realizzava delle bellissime confezioni per chi volesse regalare un set di piante grasse.

Nino era orgoglioso – lo ricordava ancora – di aver ricevuto dal giardiniere del Palazzo Reale un regalo così bello e prezioso.

Un lavoro davvero elegante da poter donare in giro sicuri del successo: tutti quelli che avevano visto quella piccola serra piena di piante avevano chiesto informazioni per averla.

Con le sue mani, e con quelle dei suoi aiutanti, Nicola aveva messo insieme terra, vetro, legno e piante per creare composizioni senza pari, quasi come avere un piccolo pezzo esotico in casa.

E ora Nino aveva saputo che Nicola non c’era più e se ne stava tornando mesto verso casa.

Aprì la porta e, come spinto da una forza, entrò nella stanza giusta: in fondo alla libreria che nessuno usava più, c’era ancora una piccola serra di vetro e legno; erano passati quasi quarant’anni eppure c’era ancora.

Nino l’osservò a lungo e poi pensò che quando il lavoro è ben fatto non può che dare buoni frutti. E un poco almeno sorrise.

Antonio FresaAntonio Fresa
Author: Antonio Fresa

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