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L’afa, il treno e una giovane donna

Nino lo sapeva che non avrebbe fatto in tempo a prendere il treno. Aveva tardato troppo e non si era mosso in tempo. La mattinata era stata pesante e tornare a casa non sarebbe stata una passeggiata.

La giornata era caldissima, quasi devastante. Sudavi senza muoverti; figuratevi un poco quando eri costretto a fare qualcosa.

Un gruppo di viaggiatori, nel tragitto d’andata, aveva riempito l’intera carrozza con rumorosi video musicali e scambi di battute fra quelli che dovevano essere colleghi di lavoro.

All’andata la carrozza era gelata perché l’aria condizionata sfogava la sua rabbia contro il sole che s’impossessava della giornata.

Insomma non siamo mai contenti e una volta fa troppo caldo, e una volta fa troppo freddo. Sarà l’acclarata crisi delle mezze stagioni…

Il problema fu quasi subito evidente a tutti e anche Nino si convinse che la giornata non sarebbe finita in gloria.

Una folla crescente lungo le banchine; alcuni treni fermi senza segno di vita; una serie di avvisi dagli altoparlanti che non aiutavano a capire.

L’attesa si fece lunga e il caos andava aumentando. Il caldo non aiutava a mantenere la calma e ognuno sentiva di avere ragione e diritti da vendere.

Il caldo era asfissiante e nei treni moderni non ci sono quasi i finestrini; tutto è affidato alle macchine, e se le macchine non funzionano, l’aria è davvero spessa e gommosa. Era andato tutto in tilt: così spiegavano alcuni ferrovieri che, anche loro sudati e provati, provavano a far ripartire gli impianti.

La massa di viaggiatori ondeggiava in cerca di una soluzione; l’avviso arrivò netto e senza dubbi: i viaggiatori erano autorizzati a salire sulle famose Frecce per provare a far rientro alla base.

Corri di qua; corri di là: tutti si misero in cerca del treno giusto.

Il sudore rigava la fronte di tutti e alcuni anziani erano in evidente difficoltà.

Nino si ritrovò in un treno ultramoderno in cui l’aria condizionata non funzionava perché anche lì era andata in tilt e in uno spazio di passaggio senza un filo d’aria. Si era creato un piccolo gruppo che si scambiava informazioni sulle coincidenze perdute e quelle da trovare.

I telefonini funzionavano a mille; centinaia di persone dovevano cambiare appuntamenti, incontri, attese.

Insomma un viaggio che doveva durare tre ore circa divenne una traversata di oltre sei ore e mezzo.

In quella penisola messa in crisi dal caldo eccezionale; in una folla in cui ognuno aveva provato a dare il peggio di sé per mancanza d’educazione e rifiuto di ogni decoro; in una bolgia che aveva travolto ogni possibile serietà, era apparsa lei, una giovane capotreno, con la sua divisa e il suo cappello.

Un’eroina moderna, giovane e dignitosa, aveva preso in mano la situazione e aveva avuto una risposta per ogni richiesta; aveva spiegato gli orari e aveva indicato le possibili soluzioni. Poi era tornata con alcuni colleghi e un carrello delle meraviglie con acqua e altre bevande. Non aveva mai perso la calma e in quella giornata davvero insopportabile era stata come un soffio d’aria fresca.

Qualche ora dopo, superata la calca, Nino e gli altri che andavano nella sua stessa direzione, avevano trovato una sistemazione un poco più decorosa e un poco d’aria fresca era stata concessa dall’impianto traditore. E lei era ancora lì con loro e con loro parlava con garbo e ancora offriva qualcosa da bere, scusandosi per gli inconvenienti.

Alla fine Nino era arrivato a casa e, nonostante tutto, aveva davvero sentito rispetto e gratitudine per una giovane ragazza che creava la dignità del suo lavoro.

L’afa, il treno e una giovane donna

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