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#lavorobenfatto

La notte del lavoro narrato 2020: un piccolo diario (dall’Umbria)

Quasi un mese è già passato dalla settima edizione della Notte del lavoro narrato; un mese che aiuta a fare delle riflessioni e, come ogni anno, si tratta anche di imparare dagli errori per fare meglio nel prossimo anno.

Condivisone, collaborazione e amicizia: insomma un legame.

Quando si tratta di #lavoronarrato, #lavorobenfatto e altre iniziative simili, mi stupisco sempre del fatto di trovare tanti amici lungo il percorso e tutti desiderosi di dare una mano e un contributo.

Tutti lo fanno con semplicità, senza retorica e senza bisogno di lunghi discorsi.

Direi che è questa la vera forza dell’iniziativa: nelle sue pieghe, nel suo sapore, odore, colore ci deve essere qualcosa di immediatamente percepibile che passa a tutti e che tutti ci lega.

Sette edizioni, sette.

Quella di aprile 2020 è stata la settima edizione di questa iniziativa nata dalle idee del mio amico Vincenzo Moretti. Sette edizioni iniziano a essere davvero storia, antologia, indice, presenza e anche resistenza.

Le prime edizioni, come anche il mio amico Nino ricorda sempre (poi saprete chi è Nino) accadono, e, come direbbero anche a Napoli, si fanno, in qualche modo si fanno.

La prima nasce dallo slancio e dalla curiosità che ti aiutano anche negli anni successivi. Poi, potrebbero subentrare la noia, la ripetizione, la consuetudine e la mancanza di attesa. E’ accaduto, invece, esattamente l’inverso almeno nella mia esperienza in Umbria.

Con un gruppo di amici e conoscenti ci siamo lanciati nelle prime annate forse senza neanche avere del tutto ben chiaro che cosa stavamo facendo. Sono state esperienze bellissime, durante le quali abbiamo lottato contro tutto: fenomeni atmosferici, qualche ingenuità nell’organizzazione, smania di protagonismo di alcune persone, narcisismo della parola e dell’immagine.

Eppure con Andrea, con Fabio, con Giovanni, e con mille altri, abbiamo scelto sempre luoghi “di periferia” come una sfida a vedere che cosa accadeva e ogni volta accadeva il miracolo.

Pensavamo di avere dieci persone e ne avevamo cento; pensavamo che la pioggia li avrebbe bloccati e venivano tutti; pensavamo che non avremmo riempito le lunghe ore della serata e invece il tempo non bastava; pensavamo che organizzare sarebbe stato complicato e invece ognuno dava una mano, un’idea, un sostegno, un bicchiere di vino, un pezzo di pizza, una sedia e così via.

Poi si è andato rinsaldando il rapporto con la Biblioteca Comunale di Guardea e da tre anni la Notte del lavoro narrato la organizziamo lì, con Sabrina, Maria Neve, Sara, Valentina, Giampiero, Stefania, Laura e tanti altri.

Ci sentiamo ormai a casa e ci siamo sempre più legati gli uni agli altri.

Con alcuni abbiamo ormai un consolidato rapporto di amicizia, quelle amicizie bellissime che nascono operando insieme, sostenendosi a vicenda, aiutandoci nella difficoltà. A me, personalmente sono le amicizie che piacciono tanto, non si basano sulle chiacchiere, si basano su quella solidarietà che nasce dall’agire insieme dentro lo stesso orizzonte etico e morale. Insomma scopri che hai lo stesso ordine di valori e d’ideali mentre agisci.

2020, l’ospite inatteso, il Coronavirus

Anche quest’anno ci stavamo avviando; avevamo preso i primi contatti; avevamo pensato a qualche novità per cambiare un poco la formula: insomma ci muovevamo con un poco di forza che viene dall’esperienza e la consapevolezza che dovevamo innovare.

Poi, come per mille altre cose, è andato tutto in frantumi e ci siamo ritrovati chiusi in casa: ognuno con i propri problemi, con le proprie paure e difficoltà. Questo punto per noi è importante perché, in qualche modo la situazione che si è venuta a creare – è inutile negarlo – ci ha anche logorato e consumati dentro.

A un certo punto la cosa più semplice sarebbe stata rinunciare e rinviare tutto a tempi migliori.

Ed ecco che è scattato qualcosa e ci siamo detti che non potevamo mollare proprio in quest’occasione e che dovevamo trovare un modo per stare insieme ancora una volta. Con i nostri limitati mezzi tecnici ci siamo lanciati e alla fine abbiamo escogitato una soluzione semplice e condivisibile.

La sorpresa è stata la risposta delle persone che abbiamo coinvolto: centinaia, migliaia, tante, tantissime.

Alcuni fattori ci hanno aiutato? Chiusi in casa, c’era una grande voglia di partecipare, di sentirsi inseriti in un momento di condivisione? Intervenire da remoto, protetti da uno schermo e da una tastiera, ha aiutato tante persone a far sentire la propria voce? Di sicuro alcuni, in una situazione dal vivo, con pubblico e microfono, avrebbero fatto vincere la timidezza e la paura di stare al centro della scena. Parlare di lavoro in un momento così difficile significa chiamare in causa davvero tutti? Quelli che un lavoro l’hanno e lo devono svolgere da remoto; quelli che un lavoro hanno paura di perderlo; quelli che hanno lavorato tanti anni e oggi vogliono raccontare quello che facevano; quelli che un lavoro lo sognano; quelli che un lavoro lo hanno saputo inventare.

Insomma, come si comprende, ognuno è partito dalla sua esperienza per trovare un terreno comune di scambio e di confronto.

E non è finita lì

Avevamo creato un gruppo Facebook, semplice, facile, immediato, artigianale: 30 aprile 2020, La notte del lavoro narrato in Umbria.

Abbiamo vissuto la notte che dal 30 aprile ci ha accompagnato anche quest’anno al Primo Maggio e poi abbiamo pensato che ci meritavamo un attimo di riposo.

A distanza di qualche settimana abbiamo pensato che dovevamo cambiare nome al gruppo. E’ nato così: 2020 la notte del lavoro narrato in Umbria.

Vi domanderete che cosa ci ha spinto: ci avete incoraggiati voi; ci ha guidato il fatto che gli interventi non si sono fermati; ci arrivano, ogni giorno ancora, richieste d’iscrizione. Insomma la notte è passata ma lo slancio non ancora.

Ci stiamo interrogando su come non vanificare questo patrimonio di racconti, storie, immagini, sensazioni, sentimenti e legami. Un modo lo troveremo; per adesso, lasciatecelo dire, ci sentiamo soddisfatti; responsabili ma soddisfatti e un modo per andare avanti, insieme, di sicuro lo troveremo.

Un saluto e una spiegazione: chi è Nino

Nino, come si dice sempre, è un amico mio che va in giro per il mondo con una sua peculiarità: Nino è curioso delle storie degli altri. Nino osserva, scruta, chiede e s’innamora delle cose che gli altri sanno fare. Nino è un uomo davvero semplice e non ha perso il gusto della meraviglia, della sorpresa.

Diceva il filosofo che la meraviglia sta alla base della conoscenza e della filosofia stessa.

Si può essere sopresi dalle infinite forme che la vita ha generato sul pianeta; si può essere colpiti dai fiori, dalle piante, dalle nuvole, dalle sfumature dei colori, dall’armonia dei suoni, dal crepitare continuo della fiamma, dalla leggerezza della sabbia, dalla piacevole irregolarità dei volti umani e degli sguardi.

Nino, a modo suo e senza alcuna presunzione, ama osservare le mille attività che gli uomini hanno saputo creare mettendoci dentro – come direbbe Vincenzo Moretti – “testa, mano e cuore”.

E questo Nino va facendo e spesso io con lui.

Un saluto a tutti.

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