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La mattonella, la gentilezza e la storia

Nino non sapeva com’era iniziata quella storia. Non lo ricordava più bene che cosa aveva sentito dire e chi aveva parlato.

Forse, con un vago ricordo, poteva risalire a un viaggio fatto qualche anno prima in Sicilia. I sapori, gli odori e la luce riemergevano lentamente dal passato.

La scena si andava ricostruendo e sembrava quasi ieri, o forse un poco prima.

Non c’è un quando ben preciso in queste occasioni; di sicuro c’è un come, ed era quello che Nino stava inseguendo.

Ora era quasi sera e l’ultimo sole entrava quasi di soppiatto nella cucina di casa sua. Era quell’ora in cui il mondo sembra prendersi un attimo di pausa e i luoghi si fanno come per incanto silenziosi e accoglienti.

Una lama di luce aveva attraversato il vetro per indicare che mancava poco al tramonto ed era caduta con dolcezza sulla mattonella, facendola brillare.

Una semplice mattonella venuta fuori da un semplice laboratorio di Caltagirone, in una terra ancora più a sud di quella da cui veniva Nino.

Erano tanti i negozi in cui si vendevano ceramiche e Nino non ricordava più perché era entrato proprio in quello, quasi a metà della bellissima scalinata che taglia la cittadina.

Era stato lo sguardo di quell’uomo non più giovane a colpirlo? Il modo in cui stava mostrando qualcosa a due turiste straniere? Era stata la dolcezza della sua voce?

O era stato tutto l’insieme, come riassunto nella dignitosa postura di un uomo antico come il suo lavoro?

Nino si era fermato e aveva osservato la vetrina.

In realtà l’aveva fatto per capire che cosa stesse accadendo.

L’uomo, com’era facile comprendere, non era spinto dalla voglia di vendere l’ennesimo pezzo – chissà quanti ne aveva prodotti e quanti ne aveva già venduti nella sua vita – e si avvertiva la sua esigenza di far capire alle straniere quanto lavoro, quanta dedizione, quanta storia e quanta cultura si celavano in un oggetto all’apparenza semplice e simile a tanti altri.

L’uomo, un artigiano avvolto in un grembiule azzurro da lavoro, parlava di una terra in cui il sole baciava il sole e gli uomini fuggivano perché quella terra non sapeva dare lavoro a tutti.

Era quella – spiegava l’artigiano – una terra ad un tempo bellissima e terribile, madre e matrigna, rigogliosa e torrida; e solo lì, solo in questo contrasto senza rimedio, potevano nascere quei colori e quelle figure.

La sua voce scorreva via come se provenisse da un tempo lontano che odiava la fretta, la superficialità, l’approssimazione.

Ogni mattonella – era a quelle che Nino si era appassionato – non poteva essere uguale ad un’altra: ogni mattonella aveva la sua quasi invisibile piccola imperfezione che la rendeva speciale e solitaria protagonista.

L’artigiano aveva alzato lo sguardo, limpido e sincero, e aveva fissato i suoi occhi in quelli di Nino. Un piccolo miracolo e si erano riconosciuti, s’erano visti dentro come solo chi ama qualcosa può fare.

Nino era entrato nel negozio e ne era uscito dopo più di due ore con una semplice e piccola mattonella e con una storia lunga e antica fatta di un lavoro passato da padre in figlio da generazioni lontane, con un racconto fatto di una dedizione che non ammetteva descrizioni.

Il sole era ormai prossimo a scomparire; la luce stava per lasciare il mondo ma Nino si accorse che per un incantesimo la mattonella sorrideva alla vita, e pensò che forse il vecchio artigiano era un immortale che aveva scelto di vivere sulla terra e che gli aveva donato un segno della sua potenza.

La mattonella, la gentilezza e la storia

Un commento su “La mattonella, la gentilezza e la storia

  1. Complimenti un bellissimo racconto, in poche righe si respirano tante sensazioni, la dignità del lavoro, la bellezza della meravigliosa Sicilia, il significato dell’importanza della diversità, del dettaglio…

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