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Il salto nel vuoto

Quando si termina un percorso di studi ci si trova come davanti ad un burrone, ad un tratto abbiamo molto chiaro cosa siamo stati fino a quel momento, ma davanti c’è solo un enorme vuoto, la paura di scegliere e non poter più tornare indietro. Un po’ come fare un salto nel vuoto.

A maggior ragione se si intraprendono degli studi umanistici e si è costantemente vessati da opinioni non richieste, dai luoghi comuni e ci viene chiesto di svolgere un lavoro socialmente accettabile (perchè se non sei etichettabile le persone continuano a importunarti con le stesse domande come se venissi da un altro pianeta).

Quindi, con chi potevo prendere il caffè questa volta se non con una pittrice?

Ma qual è la prima immagine che vi è venuta in mente leggendo che si tratta di una pittrice? Quella di un’anzina e facoltosa signora di terza età che vive nella sua villetta sul mare?

Nonostante mi dispiaccia molto spezzare questa romantica immagine, oggi leggeremo di Simona, una pittrice di 25 anni laureata all’accademia di Belle Arti.

E ora come la state immaginando una pittrice di 25 anni?

Se non riuscite ancora a immaginarla e state pensando che il terrore di ogni genitore sia quello di avere un figlio che vuole fare l’artista, ridimensionate anche questo stereotipo perchè cominceremo proprio con una domanda alla mamma della nostra pittrice.

Molti genitori sono restii ad assecondare gli interessi artistici dei propri figli, voi come avete percepito la scelta di un percosrso artistico da parte di Simona? Siete mai stati titubanti o avete mai avuto qualche riserva sulla strada scelta da lei?

Mara: Siamo sempre stati molto elastici, abbiamo preferito che entrambi i nostri figli si sentissero liberi di scegliere qualunque tipo di scuola. Inoltre in famiglia è sempre piaciuta l’arte, mio suocerero amava molto i quadri e riusiva a capirne qualcosa. Ci piace credere che Simona ce l’abbia nel dna e ci ha fatto piacere la sua scelta. Oggi non è facile trovare un lavoro inerente alla sua scelta, ma così come non lo è in altri ambiti lavorativi. Lei è soddisfatta e lo siamo anche noi.

E se ogni genitore sogna un figlio come lo vorrebbe, il sogno di ogni figlio è avere genitori che lo sostengano nelle proprie scelte.

Simona, hai sempre pensato di voler fare la pittrice?

No, da piccola non sapevo neppure dell’esistenza di un percorso di studi per diventare pittrice, volevo fare la biologa marina. Alle medie una mia insegnante, notando la mia predilezione per il disegno e la pittura mi consigliò di scegliere per le scuole superiori il liceo artistico. Mi si aprì un mondo. Da lì in poi non ho più abbandonato questa idea. Non me ne pento, quando lavoro ed elaboro un’idea capisco che quella per me è la felicità.

Un consiglio che daresti a chi sta studiando arte (o un ramo di essa) e si trova in un periodo di particolare sconforto. Tu ti sei mai trovata in una fase simile?

Si, certo che ho vissuto momenti di totale sconforto, ma non erano dovuti ad un mio ripensamento sulla scelta degli studi, bensì erano indotti da quello che mi diceva la gente. L’unico consiglio che posso dare ad una persona che vuole intraprendedre questo percorso è non lasciarsi sconfortare dalle persone che continueranno e persisteranno nel dire che non è un percorso facile e che conviene fare scelte diverse. Ci tengo a sottolineare, per chi vuole intraprendere un percorso artistico, che scegliere tra una facoltà con un alto placement o lasciare che siano i genitori a indirizzarci su un determinato percorso, è meglio optare per il non arrendersi e scegliere quello che ci rende felici, perchè sono sicura che se continui ad alzarti la mattina sapendo che andrai a fare qualcosa che ti piace tantissimo non ci sarannno momenti di sconforto che dureranno più di qualche giorno, lo sconforto c’è sempre perchè comunque fa parte della crescita personale.

Troppe persone ancora oggi sottostimano i percorsi artistici proposti da istituiti riconosciuti come le accademie di belle arti. Cosa ti sentiresti di dire a chi la pensa in questo modo?

Per quanto riguarda queste persone, nel corso del tempo, mi sono resa conto che non è solo il mio lavoro che viene screditato, ma il mondo dell’arte in genrale, come per la musica e altri campi. Purtroppo molti la pensano così e probabilmente sono le stesse persone che poi sul lungomare si fanno fare un ritratto. Penso che fino a quando non entri nel mondo dell’arte, o non provi quantomeno a capirlo, rimarrai sempre di questa idea, ovvero che quello dell’artista sia un lavoro inutile perchè non aiuta in alcun modo la società. Io non credo sia così, ho sempre pensato che sia un lavoro che lenisce e guarisce l’anima. Andare ad una mostra, sentire un concerto, suonare uno strumento, comporre, dipingere. Diciamo che il mio obiettivo è anche quello di dimostrare e di far cambiare idea a delle persone che semmai pensano questo. Con alcuni ci sono già riuscita e ciò mi fa pensare che riesco bene in questo intento.

Ci sono poi altri tipi di persone che screditano il mio lavoro, quelle che mi richiedono una commissione, ma gratis, perchè tendono a credere che questo più che un lavoro sia un hobby e non si rendono conto che alle spalle di un’opera ci sono sempre delle spese per non parlare del tempo che ci si dedica.

Altre invece tendono a specificare: “guarda che poi io ti pago”, ed è una cosa che in genere non si specifica quando si richiede la prestazione ad un professionista.

Di persone poco gentili poi ne ho incontrate molte nel corso degli anni. Persone che mi chiedevano un ritratto e in seguito con un certo sconcerto: “ah te lo devo pure pagare?”; oppure persone che non pensavano che i costi fossero così “alti” (quando io ho prezzi al minimo perchè sono comunque all’inizio), questo succede soprattutto agli artisti alle prime armi, che non sono ancora molto conosciuti, una persona che ha già una sua clientela incorre meno in questi episodi.

Come individui i tuoi acquirenti? I social sono di aiuto per il tuo lavoro?

Per il momento non ho inquadrato i miei acquirenti, piuttosto è accaduto il contrario, semplicemente con il passaparola grazie a dei quadri che ho realizzato per delle inaugurazioni.

I social possono essere un valido strumento per un’artista, sia per relizzare un lavoro sia per pubblicizzarlo. Bisogna saperne fare un buon uso, io non sono molto focalizzata sulla tecnologia, c’è bisogno di essere molto assidui e non sempre riesco a stare dietro alle mie idee e ai social, devo imparare a conciliare il tutto.

Come si stabilisce il prezzo di un quadro?

Per calcolarne il valore bisogna fare una semplice operazione matematica, ovvero sommare base e altezza del dipinto e moltiplicarlo per il coefficiente attribuito all’artista (quest’ultimo cambia anche a seconda della richiesta sul mecato di un’opera), il tutto moltiplicato per 10. Il coefficiente varia nel tempo, a seconda delle mostre dell’artista e delle acquisizioni da parte dei musei.

All’accademia, oltre a prepararvi artisticamente, vi forniscono gli strumenti per orientarvi nel vostro tipo di mercato?

Purtroppo non posso articolare bene la risposta, perchè è un secco no. Se come studente ti poni qualche domanda al di fuori delle materie pratiche sul mondo dell’arte devi approfondire tu nel privato, non ci sono materie o professori che possano consigliarti sui diritti d’autore ad esempio, o come cominciare ad orientarti con le prime vendite e questa è una carenza importante secondo me.

La tecnologia può essere di aiuto nell’arte?

Assolutamente, se fai un lavoro illustrativo sono fondamentali strumenti come photoshop e la tavoletta grafica. Ma sono due strumenti molto ultili anche per la pittura, perchè potresti ricreare, per facilitare il lavoro, un bozzetto su photoshop con la tavoletta grafica anziché cartaceo.

Quest’ultima ipotesi dipende dal tipo di approccio alla tela, perchè c’è anche chi lavora senza bozzetto facendosi un’idea generale di quello che vuole ottenere e chi come me, che nel momento in cui ho una commissione, cerca di stabilire tutto prima con il cartaceo, i colori e la forma giusta; tutto questo è molto più semplice utilizzando photoshop, anche per un questione di velocità. Quindi si, la tecnologia ti aiuta e facilita il lavoro, ovviamente bisogna partire da una buona base quindi se non sai disegnare o usare i colori photoshop non potrà esserti di aiuto.

Ora che sei arrivata alla fine del tuo percorso di studi, che percezioni hai sul tuo futuro? Cosa significa essere liberi professionisti nel mondo dell’arte?

Vedo un futuro in bilico ovviamente, come oggi lo è per molti mestieri d’altronde. So che dovrò fare molti sacrifici per esaudire il desiderio di vivere di arte, ma credo di poterla prendere come una sfida con me stessa a rivendicare un mio posto nella società. Gli ostacoli sono tanti, ma rafforzano e aiutano a vedere meglio l’obiettivo.

Grazie al caffè con Simona sappiamo quindi che ciò che conta di più, nei momenti in cui stiamo per prendere una decisione importante, è dare ascolto solo a noi stessi, perchè siamo noi a dover poi convivere con quelle scelte, non chi ci consiglia. Può fare molta paura ma, una volta che salti, ti rendi conto che quel salto nel vuoto non era poi così profondo come immaginavi.

Se volete approfondire ulteriormente la chiacchierata con Simona qui la video intervista. Se invece non sapete cos’è One Coffee Talk potete leggere qui una piccola introduzione.

Alla prossima pausa caffè!

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Amelia Amico

Amelia Amico

Vivo con il naso all'insù e gli occhi ad oriente.

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