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Il portiere, le notizie e le voci che girano

Nino si sentiva sorridente: aveva rivisto per la millesima volta il film “La banda degli onesti”, quello in cui Totò e i suoi compagni di avventura avrebbero dovuto risolvere i loro problemi stampando denaro falso. Lo aveva rivisto, anche se lo conosceva quasi a memoria, e con i suoi fratelli e amici si divertiva a ricordare i passaggi più belli e divertenti.

“La banda degli onesti” non poteva certo arricchirsi e usare l’inganno per comprare un cappotto o pagare una bolletta: i nostri eroi restavano, in fondo, onesti anche quando avevano architettato il loro piccolo piano. Nino si rese conto che qualcosa sembrava smarrito per sempre e non sarebbe tornato più: il film ruotava, nasceva e viveva grazie alla guardiola del portiere o portinaio. Totò, nel film, esercitava la nobile professione del portiere titolare di un grande condominio, aveva un’avviata portineria. Nino, come sempre nel pomeriggio, camminava per le strade della sua città e decise di fare un poco di attenzione alla questione. Nella sua giovinezza ricordava personaggi quasi entrati nel mito come don Mimì, don Vittorio e ovviamente un don Salvatore: tutti portieri – o portinai – professionisti e titolari, non come quelli “sostituti” e “supplenti” con cui avevano giocato in altri film. In ogni grande città, aveva poi scoperto un tempo, c’erano stati gruppi di portieri arrivati dalla medesima provincia e che erano divenuti una sorta di categoria sociologica. Guardiole antiche e moderne, portinerie che introducevano al famoso appartamento del portiere o semplicemente a un luogo di lavoro come un altro: una porta, tanti vetri, una rastrelliera per la posta, gli avvisi di un pugnace amministratore e così via. C’erano tanti portieri, ripensò Nino sollecitato dall’odore che proveniva da un palazzo in cui si era infilato, anche nei romanzi di Simenon.

Portieri francesi non diversi da quelli italiani. Era stato proprio a Parigi, ora Nino ricordava, che aveva rimpianto per la prima volta nella sua vita i portinai che aveva conosciuto. Tanti anni prima si era ritrovato a cospetto – confessò a se stesso che era la prima volta in cui l’aveva vista – di una pulsantiera senza nomi e che richiedeva un codice per entrare, e Nino il codice l’aveva dimenticato, anche perché non aveva capito che sarebbe stato così decisivo.Il portiere aveva un ruolo sociale ben prima dei “social”; il portiere era stato l’elemento di congiunzione fra i condomini; una “bacheca” vivente che scambiava le notizie, avvisava dei matrimoni, delle malattie, dei lutti, delle assenze e delle presenze.

In molti casi, il portiere era stato – questo andava detto nella sua epoca così maleducata – un presidio di legalità e di rispetto degli spazi comuni, della convivenza e della civiltà. Non era davvero poco il compito del portiere. Due modelli di portiere avevano combattuto per anni nella sua fantasia e, nella realtà, aveva conosciuto entrambi: il portiere che faceva tutto da solo; il portiere delle relazioni.

Nel primo caso il famoso “portiere” (da pronunciare rigidamente tirando la “e”) era in grado di fare riparazioni che avrebbero richiesto: un elettricista; un idraulico; un falegname; un antennista; un giardiniere; un traslocatore; un montatore; uno smontatore; un imbianchino; un vetraio; un ascensorista e così via. La sua borsa dei ferri era una sorta di deposito del possibile e la frase era sempre la stessa, nitida e perfetta: “Un attimo, signora, chiedo a mia moglie di sostituirmi in guardiola e sono da lei”. La guardiola era un presidio troppo prezioso per essere abbandonato ai possibili attacchi del nemico.

Nel secondo caso il famoso “portiere” aveva un’agenda o un insieme di fogli pieno d’indirizzi, numeri di telefono e altri strani riferimenti con i quali era in grado di mettervi in comunicazione con qualunque tipo di artigiano esistente sul pianeta. C’era poi la posta e le altre mille faccende: insomma, il portiere o portinaio non era una storia semplice e andando in giro se ne trovavano sempre meno. C’erano, poi e ogni tanto, insinuazioni sulle gesta erotiche del portiere che si recava con troppa assiduità in alcune case, ma su queste giravano voci che non era facile smentire o confermare.

Nino accelerò il passo perché il cammino verso casa era ancora lungo e, tra l’altro, anche lì, nel suo immenso condominio, non c’era nessun portiere con cui fare quattro chiacchiere.

Il portiere, le notizie e le voci che girano

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