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Il mestiere del mister

Carlo ascoltava il suo vecchio allenatore parlare delle sue esperienze, dei suoi successi e delle sue sconfitte.

Era stata una buona idea invitarlo a raccontare la sua storia a tutti quei ragazzi che nel calcio cercavano un sogno che a volte fa bene e a volte fa male.

Carlo conosceva quella carriera che aveva portato Paolo a raggiungere risultati davvero inattesi.

Paolo aveva vinto anche un campionato europeo con la sua under 20. Un risultato storico e mai più uguagliato. Alla fine della sua carriera italiana, Paolo era passato ad allenare alcune nazionali giovanili in terra d’Africa e lì aveva poi creato un’accademia di calcio e aveva regalato un sogno a centinaia di ragazzi.

Ne aveva cose da raccontare Paolo e i ragazzi presenti lo ascoltavano, anche se la sua voce non era particolarmente potente. Aveva allenato, nella sua attività per le nazionali giovanili, un bel gruppo di ragazzi e alcuni erano poi diventati calciatori famosi e noti per le cronache.

Negli occhi di Carlo c’era anche altro però: con quel mister aveva giocato, aveva raggiunto i suoi buoni risultati e aveva imparato tante cose che gli avevano consentito di diventare a sua volta un bravo allenatore di provincia.

Negli occhi di Carlo c’erano ricordi, ammirazione e quasi una specie di devozione perché – e questo lo sanno tutti quelli che hanno trovato davvero un maestro – Paolo non gli aveva insegnato soltanto ad inseguire un pallone: aveva insegnato l’impegno, il lavoro di gruppo, il rispetto per la fatica, la necessità di una vita regolata e così via. L’aveva fatto con attenzione, calma e, a volte, con durezza.

Insomma il suo lavoro Paolo lo faceva davvero bene perché sapeva che quello era un lavoro speciale che aveva a che fare con ragazzi da formare e con sogni che possono essere bellissimi o trasformarsi in una trappola che non aiuta a vivere in altro modo.

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Antonio Fresa

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