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#lavorobenfatto

Il lavoro, il telefono e il nemico sbagliato

Nino si alzò senza convinzione.

Quella poltrona l’aveva desiderata tanto, e tanto tempo voleva passarci.

Ammassava così, lì nei pressi, giornali, libri e riviste: quelli da leggere da tanto e quelli da leggere da poco, avevano finito con il fare amicizia gli uni con gli altri.

Nino aveva poi aggiunto una lampada e una radio per fare luce e avere compagnia: un piccolo regno su cui poteva imporre la sua giurisdizione senza limite alcuno e senza conflitti di competenza.

Sapeva accontentarsi Nino.

Partendo da questa scena, cari lettori, amici nel problema e nel dolore, potrete capire quanto il suono improvviso del telefono abbia potuto turbare la serenità del nostro ormai consolidato Nino.

Non riportiamo, per pudore e per decenza, le parole che egli scagliò nell’aria della sera che scendeva.

Con fare negativo e guerriero, Nino sollevò la cornetta con la potenza che sarebbe bastata a ben altra impresa.

E lì iniziò l’epico confronto fra “pronto” e “pronto”; “chi sei” e “chi sono” e via tutto il repertorio e tutte le frasi che le consuetudini della vita avevano determinato.

Ogni volta che un servizio telefonico lo contattava (call-center), in Nino si apriva un dramma che era il risultato della globalizzazione, della svalutazione del lavoro nell’Occidente opulento, del mancato rispetto di ogni norma contrattuale, dello sfruttamento più volgare e della cattiveria umana.

Chiudere subito? Chiudere dopo aver ascoltato qualche frase?

Eppure Nino, mentre si difendeva perché pienamente consapevole della battaglia in atto, si sentiva in parte colpevole perché capiva che dall’altra parte del filo non c’era il suo nemico, ma una donna o un uomo che avrebbero meritato la sua solidarietà e il suo rispetto; una donna o un uomo che facevano il loro lavoro.

Certo, certo non c’era alcun rispetto delle regole e il suo essersi iscritto all’albo degli oppositori (sapete che cosa è? In Italia sei tu che devi difenderti e “opporti” all’essere disturbato) non sembrava sortire effetto.

Come per tutte le altre cose del Belpaese, i controlli erano scarsi e alla fine arrecavano danno solo ai poveri dipendenti.

Che fare? Si domandò Nino, ben sapendo che questa domanda lo inseriva in un’illustre tradizione.

Che fare? Niente, c’era poco da fare. Alla fine, in un modo o in un altro, al fronte ci sono sempre gli stessi e hanno come nemici quelli che dovrebbero o potrebbero essere i loro alleati. In fondo non è andata sempre così?

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