Il lavoro ben fatto letto da Gianni Tomo

Ebbene sì, ho finalmente finito di leggere l’ultimo libro di Vincenzo Moretti, “Il lavoro ben fatto”, scritto con il figlio Luca.

Mi è arrivato il 24 aprile 2020, negli ultimi giorni di questo stranissimo periodo di lock-down nel quale il tempo sembrava si fosse fermato. Ed in quei giorni, di quella che poi scopriremo sarà una “vera calma”, dove tutto il tempo si è davvero fermato, mi sono immerso nella lettura delle prime pagine del libro; chi mi conosce, sa bene che tra aggiornamenti professionali e libri tecnici, in genere non dedico tempo ad altre letture che si presentano in modo diverso, anche perché quando inizio, non mi fermo: non mi piace interrompere ritmi, riflessioni ed emozioni, sono e resto totalizzante.

Ho iniziato immediatamente la lettura ed ho subito capito che, come al solito nei libri di Vincenzo, ci trovi di tutto, storie, emozioni, cultura, ma questa volta c’era e c’è di più: ogni parola è, come diciamo noi napoletani, “pesata”, e come tale ogni frase, ogni parola, anche la punteggiature, vere pause per riflettere, merita una lettura attenta, per gustare tutto, e non perdere nulla.

Nulla in questo libro è scritto per caso, dalla prima all’ultima parola, ho perciò letto tutto con estrema e per me inconsueta lentezza, motivo per cui il giorno in cui è finito il “periodo di fermo”, il 4 maggio, mi ha portato ad un appuntamento ben preciso: avrei ripreso la lettura appena avessi avuto un attimo di “tempo liberato” dal mio frenetico lavoro, senza aspettare i giorni del brevissimo ed altrettanto frenetico periodo delle ferie.

Non appena superata, o quasi, questa ultima scadenza micidiale, ho completato questo viaggio in compagnia di Luca e Vincenzo ed eccomi quindi qui a fermare alcune brevi riflessioni sul libro, ma, se davvero volete sapere cosa ne penso – come dice sempre Vincenzo – iniziamo dalla principale: quanto ho fin qui detto non va trascurato, prendetevi il tempo necessario, altrimenti vi perdete il bello di questo libro.
Ci troverete di tutto: una grande teoria sull’approccio al lavoro e, direi, alla vita, intriganti racconti di esperienze vissute, tante idee di strategia d’impresa che possono essere tratte dalle storie del “lavoro ben fatto” che ci vengono raccontate da quelli che gli autori eleggono al ruolo ed al rango di “attori principali” di questo libro, tutti coloro che hanno incontrato nel loro percorso e che trovano “sfizio” a fare le cose fatte per bene.

Perché è cosi che si fa, ci dicono gli autori, non alla “bella ‘e meglio” e nemmeno alla “jamme ja”, come Alessandro Siani ci insegna nel suo film “Benvenuti al Sud”: anche quando si getta via il sacchetto della spazzatura, ci dimostra Siani, può esserci, ci deve essere, una logica positiva e vincente, non la semplicistica trascuratezza che appare.

E tra questi “attori” del libro, come leggerete, immeritatamente e con tanti dubbi, ci sono anche io, in compagnia dei dubbi che, provocatoriamente aggiungo, restano anche in Vincenzo sulle possibilità di fare un lavoro ben fatto nella mia professione.

Già perché per fare un “lavoro ben fatto” è necessario che ci sia qualcuno che lo riconosce, e senza esclusive professionali, il mio lavoro di dottore commercialista può essere fatto davvero da tutti, o quasi, ma per questo, spero, ci sarà una “seconda puntata” con Vincenzo.

Tra le tante storie di vita e di lavoro ben fatto, ci sono quelle degli autori, della loro famiglia, dei loro avi delle loro storie di lavoroche, a prescindere dal rammarico del mancato “rinnovo” del nome del Papà Pasquale nel figlio Luca, non si può non notare che tra loro si rinnovano cose certamente ben più importanti: il senso della dignità, dell’impegno, delle cose fatte per bene, nel lavoro e nella vita, come Luca e Vincenzo hanno fatto nella stesura di questo testo che, da commercialista, ma anche da docente e giornalista economico “a tempo perso”, mi sento di suggerire a tutti coloro che per sé, la propria struttura, i propri collaboratori, i propri studenti, desiderano approcciare ad una lettura diversa del senso di una vera organizzazione etica d’impresa, in un momento nel quale per prevenire le purtroppo facili crisi o per cogliere le immense opportunità di rilancio che si palesano con la fine di questo periodo emergenziale – per meglio di che speriamo finito –, c’è tanto bisogno delle logiche e del preciso impegno nel senso del #lavorobenfatto.

Gianni Tomo

vincenzo morettivincenzo moretti
Sociologo e Narratore. Sono nato nel 1955 da Pasquale, muratore e operaio elettrico, e Fiorentina, bracciante agricola e casalinga. Desidero quello che ho e continuo ad avere voglia di cambiare il mondo.

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