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Il gomitolo di lana e i legami sociali

Nino amava camminare. Con il passare degli anni si era reso conto che le passeggiate in campagna gli piacevano in compagnia e per fare quattro chiacchiere. Da solo preferiva muoversi nei pressi del mare o nelle strade interne di un centro urbano.Era attratto dai luoghi in cui poteva osservare le attività umane e il loro intrecciarsi.

Quando aveva modo di ritornare al suo paese di origine, organizzava il suo percorso per passare all’andata e al ritorno nella zona del mercato che tagliava quasi in due la sua cittadina.

Non era un mercato rionale o settimanale; era un mercato permanente, in cui la maggior parte dei venditori aveva un negozio che si prolungava per la strada con un sistema quasi magico di bancarelle. Era un mercato con una lunga storia e una positiva tradizione di prezzi bassi in maniera quasi inspiegabile. Nino lo attraversava da un capo all’altro. Un delirio di colori, odori, suoni, urla, oggetti, persone: un caos ordinato che rispondeva a regole speciali e ataviche. I banchi della frutta e quelli del pesce non avevano rivali e ancora sostenevano l’urto dei tempi.

Lungo la strada che segna e demarca il territorio, si aprono negozi, portoni di palazzi, cortili che servono da depositi e luoghi di compravendita: si può avere di tutto in quelle stradine. Dai prodotti per la casa alle stoffe; dal pane appena sfornato alle olive più pregiate; dalle scarpe ai prodotti cinesi; dai bottoni più insoliti alle pentole: chiedete e vi sarà dato, perché quello che non vedete da qualche parte lo troviamo.

Frasi convenzionali e una sorta di aggressività gentile (non è un gioco di parole) sono il segno distintivo dei venditori del mercato. Non sono venditori invadenti come accade altrove; loro stanno lì e se vuoi comprare, sono a tua disposizione, non t’inseguono o corteggiano quando passi; se vuoi perdere tempo, non ti ameranno.

Nino si era convinto, con il passare degli anni, che alcuni dei negozi fossero luoghi magici. Lo spazio esterno con la merce esposta in ogni dove lasciava un piccolo solco per entrare nel negozio vero e proprio. All’interno c’era una relazione impossibile fra lo spazio visibile e le cose contenute.

La madre di Nino amava lavorare la lana con i ferri e, conoscendo le abitudini del figlio, gli chiese di prenderle dei gomitoli di lana in un certo negozio del mercato.

Un omone dal volto arcigno regnava su quello spazio con l’aiuto della moglie.

Munito della fascetta di un precedente gomitolo già lavorato dalla madre, Nino era stato invitato a entrare in quella magica spelonca e l’uomo aveva iniziato la ricerca sollevandosi verso l’alto in un tripudio di lane.

Il corpo del negoziante quasi era scomparso alla vista, come tuffatosi in un mare di lana di tutti i possibili colori. A tratti, con le stesse urla di un naufrago che non intraveda la riva, l’uomo si rivolgeva alla moglie per farsi pilotare nell’onda di lana. Poi, senza che Nino potesse capire come e perché, era avvenuto il miracolo e la terra incognita aveva ricevuto un nome: era quella, sembrava impossibile, ma era proprio quella la lana che serviva. Altro che le Argonautiche, il vello era salvo e sua madre poteva riprendere la sua fatica.

Può un burbero omone, fiero del suo regno, farci commuovere e lasciarci stupito?

Compiuta la sua impresa, quell’uomo aveva osservato Nino, e dopo aver considerato il tipo di lana richiesto e gli aveva rivolto queste parole:

Ma vostra madre – si usa rigidamente il voi senza valori politici nel mercato – è quella signora anziana e piccola che abita più su?  Se è lei, dite a vostra madre che quando voi non ci state, basta una telefonata e io la lana non solo gliela cerco, ma gliela porto fino a casa senza problemi. Ditelo a vostra madre che io e mia moglie siamo sempre disponibili per lei. E lo sapete perché? Perché vostra madre è sempre gentile, educata e cortese e rispetta il nostro lavoro senza l’arroganza di quelli che vengono al mercato come se fossero i padroni. Lo sapete come vanno le cose? La gente è strana; viene qui per risparmiare; però vuole risparmiare pure sul tempo, sui modi, e sull’educazione. Vostra madre è speciale e merita ogni cosa. Mi raccomando ditele che stiamo qua.

Nino ringraziò; poi pagò e uscì. Alzò lo sguardo verso l’azzurro senza rivali che il cielo regalava. Nino si sentì felice e pensò che la sua terra era davvero strana e meravigliosa a un tempo. Nel caos, nel disordine e nella miseria, improvvisamente esce un raggio di sole e scopri che in qualche modo l’umanità può ancora essere salvata.

Il gomitolo di lana e i legami sociali

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