FabLab e dintorni

di Dunia Pepe, Ricercatrice Isfol

ciao Vincenzo, il tema su cui state lavorando è di estremo interesse per poter comprendere le nuove possibilità di accesso al mondo del lavoro, da parte della popolazione giovanile, ed i modi in cui tale accesso può avvenire. Ti invio alcune riflessioni, su questo tema, che nascono sia dalla ricerca Isfol su “Innovazione e transizioni verso il lavoro” che dagli attuali dibattiti sul tema dell’occupabilità giovanile e sulla formazione ai nuovi lavori.

L’emergenza del fenomeno dei FabLab o Laboratori di Artigianato Digitale rappresenta un esempio estremamente significativo ed originale di crescita dell’occupazione soprattutto giovanile.

Il primo FabLab nasce nel 2001, all’MIT, come un normale corso universitario. A seguito del suo successo, Neil Gershenfeld apre il laboratorio al di fuori degli orari di università ed al pubblico esterno. La specificità di un FabLab sta nel fatto che alla produzione artigianale tradizionale si aggiunge la portata innovativa legata all’utilizzo delle nuove tecnologie ed al patrimonio di saperi e di competenze della knowledge society. I macchinari a disposizione di un FabLab sono stampanti 3D, frese a controllo numerico (CNC), laser cutter, materie prime di ogni tipo, strumenti di falegnameria, di meccanica e per la lavorazione dei metalli, schede elettroniche e microprocessori come Arduino.

I makers costruiscono oggetti attraverso la manualità, la tecnologia, la collaborazione, il design, la sostenibilità, lo scambio di conoscenze e strumenti con il territorio. Sono organizzati in comunità virtuali e fisiche e, nonostante la crisi degli ultimi anni, sono cresciuti ed hanno creato impresa. I FabLab sono luoghi dove è possibile costruire (quasi) qualsiasi cosa: da un disegno CAD è possibile fabbricare un oggetto, mentre per il passaggio inverso occorre uno scanner 3D che converta forme tridimensionali in dati esportabili anche attraverso Internet.

Nonostante siano laboratori ad alto contenuto tecnologico, i FabLab si basano prima di tutto sulle persone: condividere idee, progetti, prototipi e know-how è il fulcro dei centri di manifattura digitale. La costituzione di un FabLab è regolata da quattro caratteristiche fondamentali: accesso pubblico; sottoscrizione della FabLab Charter; condivisione di software e hardware open source; partecipazione ad un network globale e collaborazione senza confini. Proprio grazie a questi principi i makers mettono in rete i progressi delle loro conoscenze e delle loro pratiche al fine di migliorarle sempre di più in una logica adattiva e evolutiva.

La rete Isfol su “Innovazione, inclusione e transizioni verso il lavoro” presenta in particolare due Laboratori operanti a Roma, Roma Makers e Fab Lab SPQwoRk, volti a favorire e stimolare la cultura della fabbricazione digitale, a diffondere nel tessuto artigianale e imprenditoriale del Lazio i principi dell’innovazione tecnologica.

Il primo FabLab di Roma è stato Roma Makers ed è nato, nel 2013, in un quartiere simbolo della rinascita urbanistica della capitale: La Garbatella. In collaborazione con scuole, università ed istituzioni pubbliche, come il Comune di Roma, l’Associazione è impegnata in numerosi progetti di formazione e supporto indirizzati ai bambini, studenti universitari, tirocinanti, disoccupati in cerca di lavoro e di nuove qualifiche, professionisti, artigiani, imprenditori, comuni cittadini. Grazie ad una tessera annuale qualsiasi persona può partecipare alle attività di Roma Makers utilizzando le  macchine su appuntamento, prendendo parte a seminari sulle attrezzature, sui progetti e sui prototipi del FabLab. Nel Marzo 2015, l’Istituto olandese Waag Society  ha inaugurato un corso di biologia molecolare presso Roma Makers oltre che nei laboratori di altri paesi europei, del Brasile e degli Stati Uniti. In questo corso, gli studenti utilizzano organismi naturali e non patogeni – cellulosa, alga spirulina, penicillina, fermenti lattici e acido citrico – per costruire macchine che consentano la produzione artigianale di materiali quali carburante, materiali compositi, filamenti per tessile e molte altre molecole bio-attive per profumi, farmaci, inchiostri e pigmenti.

SPQwoRk Factory sorge in un complesso di archeologia industriale del secondo dopo guerra, ex sede del Pastificio Scanzani. Nato nel 2011, a quattro anni dall’apertura, SPQwoRk Factory rappresenta il centro delle attività culturali, innovative, tecnologiche e del design di Roma Tiburtina, sviluppandosi su circa 1.200 mq ed ospitando aree coworking, fablab e wetlab, ed una community di quasi 100 persone tra freelancer e società. SPQwoRk Factory è una realtà dove nascono sinergie, è possibile trovare nuovi stimoli, essere aggiornati sulle tendenze di mercato e sulle nuove tecnologie grazie ai numerosi corsi, eventi a tema, workshop che si organizzano durante tutto l’anno.

SPQwoRk Factory si impone sullo scenario romano come nuova tipologia di centro di lavoro, luogo dove si ha la possibilità di sviluppare progetti, realizzare prototipi avvalendosi di moderne tecnologie quali stampe 3D, taglio laser, solo per citarne alcune, avviare imprese, fondare start up, trovare competenze complementari alla propria. La condivisione degli spazi consente ai giovani imprenditori di ridurre i costi ed incrementare il proprio lavoro grazie alla contaminazione ed alla molteplicità delle risorse disponibili. Il coworking prevede anche un servizio di incubazione  delle start up e di aiuto al finanziamento attraverso il crowdfunding.

Una questione cruciale riguarda quali modelli di formazione e di professionalizzazione possono essere adeguati a questi modelli e contesti di lavoro così innovativi come lo sono FabLab, co-working, incubatori ed acceleratori di idee e di imprese, start-up, occupazioni legate alla prototipizzazione ed alla digitalizzazione. Sicuramente, in questi contesti, il percorso della formazione non è lineare ma è al tempo stesso risultato di conoscenze teoriche e di apprendimenti hands-on, di esperienze e di competenze digitali. Nei sistemi caratterizzati da innovazione distribuita e cultura open hanno valore le competenze teoriche ed operative, il connubio tra sapere e manualità, le competenze informali e non-formali, la crescita dell’intelligenza collettiva, le capacità di programmazione e di gestione.

Queste realtà lavorative caratteristiche dell’universo giovanile che prendiamo in considerazione non solo danno vita a nuova conoscenza e formazione, ma stimolano anche la nascita di un nuovo spirito imprenditoriale, forniscono stimoli per la crescita dei territori offrendo spesso la possibilità di riusare spazi inutilizzati creando nuovo valore produttivo ed economico. Molto spesso questi luoghi mettono insieme non solo simbolicamente passato e futuro, sogni e realtà, giovani ed adulti.
Così l’incubatore di start up giovanili Luiss EnLabs situato non casualmente dentro la Stazione Termini. La grande Stazione della Capitale, luogo di incontri, di partenze, di nascita di nuove speranze, è diventata con Luiss EnLabs anche un luogo dove fare ripartire le idee, le speranze ed il lavoro dei giovani. Si pensi ancora a Human Farm che sulla laguna veneta mette insieme il passato contadino con il futuro digitale per lo sviluppo delle start up giovanili.

E’ altresì significativo citare “Le palestre dell’innovazione” attraverso le quali Fondazione Mondo Digitale, in collaborazione con Google, sta formando a Roma diverse migliaia di giovani alle competenze ed all’artigianato digitale. L’obiettivo è dare la possibilità ai ragazzi di acquisire non solo competenze adeguate ai lavori del futuro, ma anche competenze di flessibilità, apertura, responsabilità, competenze adeguate ai rapidi e difficili cambiamenti del vivere sociale nella nostra epoca. Qui, come sostiene il Direttore di FMD Alfonso Molina, i giovani imparano grazie ai rapporti con i docenti, gli altri giovani, gli adulti, la scuola, gli antichi mestieri, il futuro digitale, il territorio.

Bibliografia e sitografia
M. Bezzi (2015), “8 esempi per spiegare come i FabLab reinventano i paradigmi di lavoro e formazione”, Il Sole 24ore, 13 luglio
G. Campagnoli (2015), Riusiamo l’Italia: da spazi vuoti a start up culturali e sociali, Il Sole 24ore, Milano
A. Molina (2015), “Presentazione dei primi sei mesi di attività dell’Officina dei nuovi lavori”, Roma, 6 ottobre
D. Pepe e Casentini P. “Innovazione, inclusione e transizioni verso il lavoro”, Portlet Isfol accessibile al sito
R. Pistagni (2015), “Partire dalla domanda per migliorare l’offerta: la parola ai Makers” in Osservatorio Isfol, n. 1-2/2015, pp. 143-162.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *